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La vita e l’arte di Omar Galliani in un film: «Ecco il suo universo di segni ed emozioni»

Cristina Fabbri
La vita e l’arte di Omar Galliani in un film: «Ecco il suo universo di segni ed emozioni»

Il regista Fulvio Wetzl racconta “A matita?”, che il 24 gennaio verrà presentato a Reggio Emilia: «L’idea la devo a mio figlio»

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REGGIO EMILIA. «Se guardo le opere che ho fatto recentemente e vado ad aprire i cassetti della casa di mia madre dove dentro ci sono ancora alcuni miei vecchi disegni, mi accorgo che in realtà ho sempre mantenuto vive le stesse emozioni». Omar Galliani, maestro montecchiese noto in tutto il mondo, si svela per la prima volta in un film-documentario. Si racconta ripercorrendo i luoghi chiave delle sua vita. Dai Musei Civici al Teatro Valli. Dalla sua casa-studio a Montecchio all’hangar, sempre in Val d’Enza, dove realizza le sue opere più imponenti. Fino ad arrivare all’Accademia di Brera dove insegna con maestria assoluta ai suoi studenti. Un progetto importante questo film, voluto dal regista Fulvio Wetzl, che prende il nome di “A matita? Omar Galliani”.

Un titolo insolito. Come è nato?

«Nel 2015 ero stato con mio figlio e la mia compagna al Camec della Spezia – racconta Wetzl –. Al secondo piano c’era la mostra “Omar Galliani... a Oriente”: erano esposte quasi una cinquantina di opere, tra cui almeno venti in grande formato. Vidi gli occhi di mio figlio dilatarsi percependo la minuzia certosina con cui queste superfici sterminate erano state riempite di milioni di segni. Li vidi colmarsi di stupore quando lesse sul cartellino “Matita su tavola di pioppo”. “A matita?”, ripeté incredulo. E questa sua legittima domanda è divenuta il titolo del film».

E a lei che effetto ha fatto quella mostra?

«Ha risvegliato la mia curiosità. Mi è venuta voglia di andare a scoprire quest’artista, che in un’ossessione coerente, da più di trent’anni, disegna rigorosamente con tutti i numeri delle matite Faber Castell, in prevalenza la numero nove, i suoi soggetti dilatati di sfumature infinite, su tavole di pioppo dove le venature del legno disegnano altre trame che si combinano, in armonia o in contrasto, con i tratti della grafite, in un gioco continuo. Così sono tornato da solo al Camec per filmare lo smontaggio della mostra. E ho iniziato a immergermi con la mia videocamera in ogni quadro nei minimi dettagli, e nella storia di questo straordinario artista».

Sono seguiti quasi due anni di lavoro on the road.

«Galliani mi ha condotto (e condurrà lo spettatore) alla scoperta del suo universo. Ai Musei Civici, dove al momento delle riprese era allestita la mostra “Da Lelio Orsi a Omar Galliani”, in cui i suoi disegni dialogavano con i disegni del passato. Al teatro Valli, dove nel ’91 aveva dipinto “Siderea”, il gigantesco sipario ricco ancora dei colori a olio, blu, bianco e rosso lacca, usati per realizzarlo, prima della svolta nel disegno. Nella sua casa studio a Montecchio, insieme alla moglie Laura Intilia e al figlio Michelangelo: ogni oggetto è diventato uno spunto per parlarci dei materiali che usa, dell’importanza dei supporti di legno, delle venature “che continuano a vivere” modificando il disegno. Altra tappa è stata nel suo studio hangar, mentre, con fitti tratti di matita, stava restaurando un suo enorme “Mantra” di più di 20 anni fa. Infine lo si vedrà a Milano, all’Accademia di Brera, insieme ai suoi studenti».

Il film sarà presto presentato a Reggio.

«Giovedì 24 gennaio, alle 21, in anteprima italiana al cinema Cristallo a Reggio. Alla presentazione, oltre al sottoscritto, parteciperanno Omar Galliani, la moglie e i due figli presenti a vario titolo nel film, Michelangelo e Massimiliano».

Questo è solo uno dei tre film emiliani che sta portando in giro per l’Italia.

«Fa parte di un rassegna, dal titolo “Tre Emilie”, che racchiude tre film con ambientazioni emiliane. C’è appunto il film “reggiano” su Galliani. Poi un film che tocca Parma da vicino, dal titolo “Rubando Bellezza” ed è sulla storia della famiglia Bertolucci. Poi “Oscar alla Lezione”, una commedia narrativa ambientata all’università e al Dams di Bologna». —


 

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