La Pietra di Bismantova come luogo di elevazione morale in “Alice nel buio”, un mistery reggiano
Il film girato da Gian Luca Carretti tra Reggio e la Rupe. L’anteprima sabato 19 gennaio al teatro Bismantova di Castelnovo Monti
REGGIO EMILIA. Due anni fa era stata la volta di “Hide”, thriller esistenziale e primo film interamente made in Reggio a sbarcare nella sala principale dell’Uci Cinemas ai Petali. A produrlo la Gandalf Movie, casa indipendente nata nel 2006 da un gruppo di cineamatori reggiani. Quest’anno un ulteriore passo avanti e una importante svolta con l’uscita di “Alice al buio” che, dopo l’anteprima di sabato prossimo al Bismantova di Castelnovo Monti e la première il 31 gennaio all’Uci Cinemas ai Petali, sarà distribuito in altre importanti sale anche fuori provincia.
LA GENESI
È il regista Gian Luca Carretti a raccontarci, ben attento a non svelare troppo («d’altra parte si tratta di un mistery») il percorso di “Alice nel buio” girato tra Reggio Emilia e la Pietra di Bismantova. «Nella mia testa – esordisce – questo film c’è da una vita, in realtà abbiamo cominciato a girare nell’ottobre del 2017 e dopo sei mesi eravamo già pronti a montare il tutto».
«Esiste una geografia dello spirito – ci spiega il regista – della quale la Rupe è parte fondamentale che conduce in un universo sovrannaturale e misterioso. Da qui l’idea di una visione cinematografica in un luogo dell’altrove dove prende forma una narrazione che si basa su una storia vera, quella di una ragazza che dopo essersi recata ad un raduno spirituale in un convento sparisce misteriosamente senza lasciare traccia di sè, evento accaduto realmente nel 1992 a Cesena. La ragazza si chiamava Cristina Golinucci e di lei non si è più saputo niente».
Da qui «il dipanarsi di una trama che appartiene ad un piano narrativo del film, quello della suggestione e dell’immaginario. La sceneggiatura racconta la storia di una ragazza, Alice, che recatasi all’Eremo dellaPietra per un ritiro spirituale da Don Stefano, svanisce misteriosamente. Don Stefano inizia da qui un’oscura e drammatica ricerca della verità. Poi c’è un altro piano narrativo che mette in scena la realtà amara e perdente di un uomo, Daniele, che vive una esistenza difficile e al quale si presenta inaspettata una possibilità di riscatto, lassù a contatto con la divinità segreta della Rupe, con un finale a sorpresa molto d’impatto...».
LA RUPE
«Detto che la Pietra di Bismantova è la protagonista indiscussa – continua Carretti – nonché deus ex machina del film, va anche sottolineato che la nostra interpretazione è assolutamente diversa da quella legata alle tristi vicende di chi ha deciso di farla finita gettandosi dalla Rupe. Non quindi la Pietra come luogo di morte ma, al contrario, simbolo di vita e ancora più di elevazione spirituale e morale. Come un altare proteso verso il cielo. Non per niente la Pietra di Bismantova viene citata da Dante Alighieri nel quarto canto del Purgatorio nella Divina Commedia ed è qui che Dante viene accolto da Beatrice per salire in Paradiso».
UNA RINASCITA
Una rinascita spirituale, quella che ci indica la Pietra catalizzatrice di energie non solo in ambito letterario o cinematografico ma anche storico e fisico, ma al tempo stesso una rinascita del territorio che circonda la Pietra. «Questo lungometraggio – come spiega il regista – ha una distribuzione regionale forte della presenza di un simbolo così straordinario come la Pietra e vuole portare il nostro Appennino lontano, farlo conoscere e amare per permetterne la crescita attraendo un interesse sempre più diffuso. Non per niente il film è patrocinato dall’Ente Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano e da Mab Unesco oltre che dal Comune di Castelnovo Monti».
I PROTAGONISTI
E qui arriviamo al valore aggiunto. Interpreti principali sono innanzitutto due attori di razza come Silvia Piccinini (nel ruolo della poliziotta) e Antonio Grieco (nella parte di Daniele che è anche la voce narrante). Ad esordire sul grande schermo sono invece Clarissa Carretti, 19 anni, figlia del regista (che interpreta Alice) e, nel ruolo di Don Stefano, un sorprendente Alessandro Gandino. Conosciutissimo in città soprattutto come conduttore radiofonico, dj, intrattenitore, volto noto dello “showbiz” reggiano, Gandino pare essere la vera rivelazione.
«Conoscendo Alessandro – racconta Carretti – ed essendo alla ricerca di qualcuno che interpretasse Don Stefano, gli abbiamo chiesto se fosse interessato a partecipare al film e lui ha risposto subito sì senza se e senza ma, spinto da un incredibile entusiasmo... che non si è ancora spento. Poi, una volta dietro la macchina da presa, ha dimostrato un’eccezionale disinvoltura. Sembrava che fino a quel momento nella vita non avesse fatto altro che recitare».
LA DISTRIBUZIONE
Dopo l’anteprima nazionale di sabato 19 gennaio, domenica 20 e lunedì 21 gennaio al Bismantova di Castelnovo Monti, seguirà la première all’Uci Cinemas il 31 gennaio alle 20.30, quindi altre proiezioni sabato 2 febbraio in seconda visione a mezzanotte e domenica 3 febbraio in mattinata. Questi gli altri cinema dove ad oggi è stato distribuito il film: l’Olimpia a Reggio, l’Apollo ad Albinea, il Cine Club Zambelli a Boretto, il Cinema 7B a Modena, il Grand’Italia a Travesrsetolo e l’Astra a Parma. «Ci sono contatti – aggiunge Carretti – con il cinema Alcorso in città e sono a buon punto le trattative con altre sale fuori provincia». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
