Dai dischi in parrocchia al trionfo sulle tribune
L’immobiliarista Giuseppe Iannò: «Una serata memorabile» Il veterinario Oscar Grazioli: «Temevo un fiasco, invece...»
REGGIO EMILIA. Qualcuno ha conservato il biglietto del concerto come una reliquia; altri hanno comprato tutto quello che poteva riportare all’evento, libri e dischi; tutti hanno scolpiti nella mente i ricordi della serata. Nel palasport pieno si è ritrovata una bella fetta della Reggio dell’epoca, quella della solidarietà e quella della musica. I comunisti, i cattolici dell’impegno sociale, gli amanti del rock, i cultori della poesia. Nel concerto di De André e della Pfm ognuno ha trovato quello che cercava.
«Ero già appassionato a De André – racconta oggi l’immobiliarista Giuseppe Iannò –, lo conoscevo bene perché mi dedico alla musica da quando avevo 15 anni. Allora la seguivo alla radio e in De André mi imbattei per caso, con la canzone “Si chiamava Gesù”. Cominciai così a prendere qualche disco. Frequentavo la parrocchia di San Francesco e uno di quelli più grandi di me, Oscar Grazioli, portava i suoi vinili per farceli ascoltare».
Iannò parla nel proprio studio di via Sessi mostrando con orgoglio i due dischi live del concerto del 1979 e il librone del critico e fotografo musicale Guido Harari. «Parallelamente a De André amavo anche il rock, i cantautori e il progressiv italiano. I miei preferiti erano proprio quelli della Pfm: il concerto riunì tutto quello che amavo. Ci andai con gli amici con i quali condividevo la passione, quelli della parrocchia. Fu una serata memorabile».
«Lo rammento come fosse ieri». I ricordi sono quelli di Oscar Grazioli, veterinario con la musica nel sangue. I genitori si sono esibiti in tutto il mondo come cantanti lirici e lui ha iniziato a suonare la chitarra classica a 6 anni.
«Fabrizio era il mio mito assoluto – dice ritornando senza alcuno sforzo con la memoria a quel 1979 – e andai al concerto con uno strano desiderio: quello del cupio dissolvi. Ero convinto che mi sarei trovato di fronte a un fallimento: l’accoppiata De André-Pfm secondo me era stridente. Non avrei sopportato la contaminazione, però amavo talmente De André che ci andai lo stesso insieme a mia sorella Lorenza. Quando cominciò “Il pescatore” rimasi un po’ perplesso, però mi resi conto che qualcosa di positivo c’era. Al secondo brano, “La canzone di Marinella”, mi sono ritrovato in piedi a esultare, con le mani in aria, insieme a migliaia di altre persone. Fu davvero una serata indimenticabile». —
A.M.
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