Giuliano Turone a Cavriago
Stasera alle 21 nella sala del consiglio del comune di Cavriago, Giuliano Turone sarà ospite dell’associazione culturale Carmen Zanti e presenterà il libro “Italia occulta. Dal delitto Moro alla strage di Bologna, il triennio maledetto che sconvolse la repubblica (1978-1980)”, edito da Chiarelettere, con la prefazione di Corrado Stajano.
Turone è giudice emerito della Corte di cassazione e docente di tecniche dell’investigazione alla Cattolica di Milano.
Perché scrivere questo libro?
«Perché mettere le mani nei faldoni giudiziari è difficilissimo per chi non ha passato decenni ad occuparsene. Ed è anche il motivo per cui ho deciso di dedicarlo, in un certo senso, ai giovani».
Cioè?
«L’ho scritto in modo che si potesse leggere il più facilmente possibile, aggiungendo le note a piè di pagina con l’asterisco per approfondire tutto ciò che un ventenne, per forza di cose, non conosce o non ha vissuto sulla propria pelle. La gente si scandalizza quando i ragazzi dimostrano di non conoscere gli eventi della storia recente. Ma se nessuno glieli spiega, come possono fare?».
Come mai si è concentrato sul triennio 1978-1980?
«Perché rappresenta il massimo potere del sistema P2. Ma in realtà, per forza di cose, si parla anche del prima e del dopo, anche perché ci sono tre peculiarità che caratterizzano il nostro Paese e che hanno portato a questa situazione: le mafie storiche, mille anni di papa re, e infine il fatto di aver avuto il più forte partito comunista del mondo occidentale».
In che misura questi fatti hanno condizionato il presente in cui viviamo?
«È un momento terribile anche questo, in cui si fa fatica a difendere la democrazia. Ma dobbiamo stringere i denti. Quello che manca oggi è una cultura amministrativa: per fare politica, prima di scendere in campo, bisogna fare gavetta in ambito locale. Altrimenti si creano degli scompensi, e ci troviamo di fronte ad alte cariche dello stato che usano linguaggi e comportamenti inadeguati. Bisogna difendere e divulgare la democrazia, anche e soprattutto nell’interesse delle generazioni future». —
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