Imbarcato e inviato in Israele l’altare sacro per la Torah
REGGIO EMILIA. Il luogo scelto per la proiezione del documentario non è casuale. La sinagoga di via dell’Aquila in questi anni è stata riscoperta, dopo un periodo di semiabbandono, e rappresenta la principale traccia della presenza giudaica in città assieme al cimitero di via della Canalina. L’edificio del 1700, con la sua altissima cupola e le sue navate eleganti, è figlio del suo tempo e del gusto architettonico dell’epoca. Mancano gli arredi sacri della tradizione religiosa ebraica, assenza corposa che racconta a modo suo una lunga storia. La sinagoga reggiana era stata abbellita negli anni con paramenti preziosi, fra cui un Aron-Ha-Kodesh in marmo di Carrara del 1858. Di cosa si tratta? Dell’arca/altare tipica del ’700, usata per custodire i rotoli della Torah, il principale testo sacro ebraico. Negli anni della guerra la sinagoga era stata saccheggiata e nel dopoguerra era completamente abbandonata: ebrei a Reggio non ve ne erano più, gli spazi usati come magazzini di materiale edile. All’interno di una celebre operazione che coinvolse altre 21 sinagoghe italiane, i paramenti vennero imbarcati a Genova e portati in Israele grazie a un ricco ebreo milanese. L’Aron-Ha-Kodesh era il pezzo più pregiato del lotto, per le dimensioni e per il marmo al posto del solito legno. Venne mandato alla sinagoga della comunità di Kyriat Shmuel, alla periferia di Haifa, dove si trova tuttora. E negli anni successivi, a celebrare il successo dell’operazione, l’Aron-Ha-Kodesh reggiano è diventato anche un francobollo commemorativo. Negli ultimi anni il legame fra Reggio e Kyriat Shmuel si è rafforzato, con visite reciproche. —
Adr.Ar.
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