Gazzetta di Reggio

In scena uno spettacolo per trovare coraggio: «Una volta in Italia ci si ribellava...»

Adriano Arati
In scena uno spettacolo per trovare coraggio: «Una volta in Italia ci si ribellava...»

Maddalena Crippa, Debora Villa e Rossana Mola in scena al teatro Ariosto con “Matilde e il tram per San Vittore”

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REGGIO EMILIA. Un canto corale al coraggio, alla memoria, alla forza di ribellarsi nelle condizioni più cupe. Lo si potrà guardare, oltre che ascoltare, il 29 e il 30 gennaio al teatro Ariosto, quando Maddalena Crippa, Debora Villa e Rossana Mola affronteranno “Matilde e il tram per San Vittore”, ultima rielaborazione di Renato Sarti ispirato ai grandi scioperi del 1943, proteste per chiedere la pace e la fine delle violenze che coinvolsero migliaia e migliaia di persone nel Nord industriale dell’Italia fascista.

Manifestazioni stroncate con durezza devastante, che portarono alla deportazione e alla carcerazione di migliaia di persone, in gran parte uomini. Le donne lombarde reagirono con fierezza, divise fra la famiglia, la vicinanza ai cari e la necessità di portare a casa qualcosa da mangiare.

Una storia enorme e oggi praticamente dimenticata, che tre grandi attrici italiane portano a Reggio in occasione del giorno della memoria 2019. Un’interpretazione corale e divisa, con la Crippa a fare da narratrice terza e la Villa e la Mola a personificare due delle coraggiose ribelli dell’epoca.

«È un pezzo di storia che davvero ci ricordiamo poco, e oggi non può che peggiorare, in questo senso. Io non ho vissuto la guerra ma sono nata negli anni ’50, ho sentito i racconti delle mamme, dei papà, dei nonni. Sono pagine che ho potuto conoscere da chi le ha vissute, oggi non può essere così», riflette la Crippa. «A me tocca inquadrare le scene, poi sono Debora e Rossana a interpretare quelle donne. Fa impressione pensare a oltre trentamila persone in sciopero nelle zone industriali del milanese, e soprattutto che ad animare quegli scioperi erano state donne».

Non era una novità.

«No, ma anche questo va riscoperto. Leggendo il testo abbiamo approfondito e conosciuto altre grandi proteste operaie partite dalle donne, come lo sciopero delle camiciaie di New York», ammette Crippa.

La distanza è tanta, fra quella Milano e l’oggi, e il solo pensiero di una “rivolta di classe” è lontano.

«Invece è avvenuto: nelle condizioni peggiori, tante donne hanno cercato di proteggere le loro famiglie, di salvare i loro uomini che da un giorno all’altro venivano arrestati e ammazzati».

Con uno spettacolo del genere si fa politica, nel senso più alto. È ancora possibile dirlo?

«Prima di tutto va riconosciuto il merito di Sarti, il suo lavoro sul testo che permette di ricostruire quel periodo. E Sarti è la risposta, il suo percorso teatrale, sempre dedicato a questi temi, è una risposta coraggiosa e bella. Ha rinunciato a lustri e onori per continuare il suo percorso. E oggi come non mai ce n’è bisogno».

Viaggiano lungo la stessa direttrice, lo stesso tram per citare il testo, anche Debora Villa e Rossana Mola, spesso appaiate sul palco.

«Dedicarsi a questo lavoro ci ha permesso di ritrovare storie d’Italia che non conoscevamo, e che hanno punteggiato tutto il territorio nazionale in quegli anni. Proteste, sollevazioni, spesso guidate da donne, donne che probabilmente non ce la facevano più e hanno detto basta», spiegano le due attrici. «Erano tempi durissimi, dopo le proteste bastava uno sciopero per essere ucciso, torturato, spedito in Germania. E non c’era nemmeno il cibo, non c’era nulla, la povertà ha fatto scattare la molla: quando da un uovo sodo nel brodo come pasto ti trovi metà di un uovo, capisci che è ora di fare qualcosa», sorridono amare.

Inevitabile, ancora una volta, il paragone: nel 2019, il racconto di 35mila persone in sciopero nel cuore industriale dell’Italia sarebbe considerato un racconto di fantascienza.

«È così, e purtroppo non migliorerà. C’è stato un tempo in cui la capacità delle persone di ribellarsi, di capire che il limite era colmo, si è trasformata in solidarietà, in impegno condiviso, in militanza. Oggi sarebbe davvero difficile pensarlo, tutti pensano solo a se stessi, siamo divisi», rispondono Villa e Mola.

Raccontare quel mondo “alieno”, per certi versi, non deve essere facile.

«È uno sforzo impegnativo, ma anche una grande soddisfazione, in questo testo c’è molto sociale, la vita di donne e famiglie distrutte che devono andare avanti nel quotidiano in difficoltà infinite. È difficile oggi immaginarsi cosa volesse dire andare a letto con la possibilità di irruzioni ogni notte, di violenze, di arresti», conclude Crippa. —


 

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