Gazzetta di Reggio

“Greg” lascia i panni dell’attore per cantare con i suoi Frigidaires

Adriano Arati
“Greg” lascia i panni dell’attore per cantare con i suoi Frigidaires

Al Metropolis di Bibbiano arriva la band di Claudio Gregori (compare di Lillo): «Rivisitiamo il rock&roll delle origini. Un esempio? La nostra “Spigola al sale”»

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BIBBIANO. Spigole salate da cantare in coro, ironia e tanto amore per il passato. È pronto a fare un salto nel passato il Metropolis di Bibbiano, che venerdì 1 febbraio ospiterà il concerto di Greg & The Frigidaires, formazione romana ispirata ai grandi quartetti vocali doo-woop degli anni ’50 e guidata da un comico e cantante conosciutissimo, Claudio Gregori.
 
Parliamo del Greg di Lillo & Greg, la voce di “Latte e i suoi derivati” e il conduttore di “610”, in questa avventura affiancato da solidissimi musicisti della scena romana: Luca Majnardi (voce e tromba), Alessandro Meozzi (voce e chitarra), Olimpio Riccardi (voce e sax), Giovanni Campanella alla batteria e Giulio Scarpato al basso. Al canto e alla chitarra c’è anche Greg che con questi Frigidaires – un altro ironico tributo al passato – rievoca Coasters, Dion & the Belmonts, Cleftones e Beach Boys miscelando armonie vocali, rock&roll delle origini e la consueta vena graffiante e sardonica.
 
La formazione sta girando tanto l’Italia, è spesso ospite di trasmissioni televisive e ha pubblicato anche un singolo di buon successo, “Spigola al sale”. Il brano riunisce le strutture musicali di tre classici Usa, fra cui la celeberrima Speedy Gonzales, unendogli un testo gastronomico, una ricetta d’eccezione fra spigole, tonni e mozzarella. Il progetto, racconta Greg, è figlio di un vecchio amore nato al cinema. «Ho scoperto il rock delle origini a 14 anni, guardando un film», spiega. 
 
Quale film? 
«Era American Graffiti, un classico in cui si possono ascoltare tanti brani di rock&roll delle origini, di doo-woop, di musica degli anni ‘50». 
 
Lo stesso percorso di tanti giovani, no? 
«Quel film mi ha spinto a scoprire quel mondo, gli autori di quel periodo, le voci e due grandi compositori, Jerry Leiber and Mike Stoller». 
 
Gli autori di centinaia di classici Usa.
«Loro. Grandissimi maestri, che oltretutto sapevano unire melodie efficaci e “giovanili” a testi che, sotto una patina di innocenza, erano molto più graffianti di quello che potesse sembrare a un primo ascolto». 
 
È stata la sua educazione sentimentale? 
«Sì, sono vecchi amori che ho sempre seguito, le armonie vocali dei gruppi che si trovavano agli angoli delle strade erano affascinanti». 
 
Parliamo di un genere all’apparenza semplice, ma piuttosto complesso. Per voi è uno sforzo? 
«Anche, ma è uno sforzo piacevole. Diciamo che noi ci complichiamo la vita perché cantiamo e suoniamo diversi strumenti nello stesso tempo. È complicato ma è bello».
 
Il vostro spettacolo è un “semplice” omaggio? 
«No, noi non vogliamo approcciarci come se facessimo una fotocopia, non vogliamo mantenere la purezza dello stile, come invece va di moda nell’ambiente. Ai festival si trovano persone vestite e pettinate come negli anni ’50, tutto è riproposto a fotocopia. A noi non interessa questo».
 
Nemmeno come aspetto esteriore?
«No, noi ci proponiamo in maniera diversa. Con noi c’è più energia, come se il rock passasse sopra alla morbidezza del doo-woop. E abbiamo un look lontanissimo da quell’immaginario». 
 
Davvero?
«Siamo vestiti come Michael Douglas nel film “Un giorno di ordinario follia”, con quella che è la divisa dell’impiegato americano: pantaloni scuri, camicia bianca a maniche corte e cravatta». 
 
La vostra identità rimane anche nella scelta dei brani? 
«Proponiamo sia brani autografi, scritti da noi, che cover di classici, ma rimaneggiate. Soprattutto nel testo, mi piace l’idea che tutti possano capire quello che cantiamo». 
 
Come “Spigola al sale”? 
«Esatto. Abbiamo preso la musica di “Crocodile Rock” di Elton John, “Speedy Gonzales” di Pat Boone e “Sono solo canzonette” di Bennato, ma è il testo è tutto nostro». 
 
Ingresso 15 euro. Prevendite disponibili su www.ticketland1000.com. —

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