Gazzetta di Reggio

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Il Trio Farnese oggi al Core con l’opera di Beethoven per la contessa di Browne

Giulia Bassi
Il Trio Farnese oggi al Core con l’opera di Beethoven per la contessa di Browne

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La musica da camera beethoveniana è protagonista nell’appuntamento di oggi pomeriggio al Core (reparto di oncologia dell’Ospedale Santa Maria Nuova) nell’ambito di “Donatori di musica” organizzata da Lorella Del Rio. Ormai la rassegna è diventata una significativa occasione per coloro che amano ascoltare questo genere di concerti, ma anche una realtà importante per gli interpreti, musicisti ai quali viene offerta una significativa opportunità di esibirsi e di “provare” brani del loro repertorio che in seguito porteranno in altre sale da concerto. Loro stessi diventano “Donatori di musica” rientrando in quella comunità di musicisti della quale fanno parte anche medici e volontari, nata nel 2009 per realizzare stagioni di concerti negli ospedali. L’esperienza emotiva ed umana dell’ascolto della musica dal vivo è un diritto di tutti, e in particolare di chi si trova ad affrontare situazioni critiche.

Ad esibirsi oggi pomeriggio (ore 17.30) è il Trio Farnese composto da Daniele Ruzza (violino), Costanza Pepini (viola), Pietro Nappi (violoncello) in un concerto dal titolo “Un appuntamento con il giovane Beethoven”. Significa che il brano in questione, il Trio in mi bemolle maggiore op. 3 n.1, occupa tutto il concerto; è un “divertimento” vero e proprio, composto da sei movimenti. Fu dedicato alla contessa di Browne, moglie del suo primo mecenate, il conte Johann Georg von Browne.

La bellezza di una composizione come questa sta nel suo significato anche storico, infatti il trio d’archi entrò nella scena musicale a fine Settecento: come formazione minima per la musica d’intrattenimento nelle case borghesi. Fu destinatario di danze e divertimenti composti da tutti i musicisti dell’epoca, fra cui Haydn e Mozart (suo il capolavoro assoluto del genere: il Divertimento K 563). Beethoven vi si cimentò per la prima volta a 22 anni, nel 1792, appunto con questo Trio op. 3: vero miracolo di freschezza, inventiva e maturità.

«Questa è l’opera che ha cementato il nostro sodalizio – ci spiega il violoncellista Pietro Nappi (primo violoncello della Filarmonica Toscanini) – iniziato suonando Bach e precisamente la trascrizione delle Variazioni Goldberg, un’opera che ci accompagnerà anche in seguito, come del resto questo Beethoven. Il trio è atipico – aggiunge – perché quando pensiamo a una piccola formazione cameristica di archi, pensiamo al quartetto: tre archi costituiscono un ensemble particolare che richiede uno speciale studio sul suono per cercare un equilibrio che dia solidità al gruppo: strategico è il ruolo della viola che funge da collante tra violino e violoncello». —



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