Gazzetta di Reggio

l’incontro allo spazio gerra 

Distruggendo il populismo con Massimiliano Panarari

L.V.

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REGGIO EMILIA. “Uno non vale uno” dice il titolo del nuovo libro del professor Massimiliano Panarari presentato ieri pomeriggio in un gremitissimo Spazio Gerra.

È stato il direttore del nostro quotidiano, Stefano Scansani, a sfogliare per primo le pagine del volume e ad elencare, dopo aver ricordato il recente analogo appuntamento editoriale con il collega Maurizio Molinari, i pregi della ricerca dell’autore che è andato a scavare nella contemporaneità del pensiero politico e sociale ponendosi interrogativi sui sovranismi e i populismi che stanno invadendo la nostra quotidianità. Tanto che alla fine viene da chiedersi: dove stiamo andando?

«In effetti nel libro – ha risposto l’autore – si è cercato di comporre una mappa concettuale», sulla falsariga dei temi che l’editrice Marsiglio sta seguendo, nel tentativo di decriptare il nuovo sistema politico e le sue dirompenti tendenze che sembrano negare la possibilità del dialogo (dunque uno non vale uno) ponendo così un freno alla democrazia.

«Siamo al realitismo» ha aggiunto con un neologismo lo storico e politologo docente universitario Paolo Pombeni che combina la realtà con il “reality”. Una fantasia del reale stimolata da chi vuole assumere un ruolo elitario con una messa in scena, una commedia dell’arte che tradisce il sistema democratico. In questo momento si governa tramite sondaggi: davvero “uno non vale uno”.

A rincarare la dose ci ha poi pensato l’assessore regionale alla cultura e politiche giovanili e per la legalità, Massimo Mezzetti, che si è detto preoccupato del disarmante arretramento della politica, un fenomeno che va combattuto perché i “sovranisti” fanno leva sulle incertezze, rabbia e paura, nel tentativo di assumere il comando, allontanando così l’idea della partecipazione e respingendo con la intolleranza il valore del confronto. Lo scenario è inquietante ma l’ottimismo – tutti concordi su questo – deve prevalere; per non fare generare timori che poi generano rabbia occorre puntare sul “partito dell’astensione” e richiamare tutti ad una partecipazione che ridia valore al singolo.

Comprensibile la curiosità e l’interesse per questi temi, tanto da indurre un presente a porre domande per ulteriori approfondimenti dell’interessante volume. —

L.V.

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