”La forza del destino” al Valli, il direttore Francesco Ciampa: «Un viaggio tra sacro e profano»
REGGIO EMILIA. «Di Giuseppe Verdi, su 27 titoli d’opera, ne ho diretti ben 18, e ho soltanto 36 anni quindi, sì, è un record!», esordisce Francesco Ivan Ciampa che venerdì 1 febbraio (ore 20) e domenica 3 febbraio (ore 15.30) dirige al teatro Valli l’Orchestra regionale dell’Emilia Romagna ne “La forza del destino” (che per motivi scaramantici non va nominata), una produzione che prima di Reggio ha toccato i teatri di Piacenza e Modena.
Nel cast le voci del soprano Susanna Branchini (Leonora), del tenore Luciano Ganci (Don Alvaro) e dei baritoni Mattia Denti (il Marchese di Calatrava) e Kiril Manolov (Don Carlo). . «Queste 18 opere le ho dirette in pochi anni dal 2012: la prima in quell’anno fu “Rigoletto” con Leo Nucci, e a pensarci, sono ancora molto emozionato. Come se il grande baritono, ancora adesso insuperabile in quel ruolo, mi avesse aperto la strada», ci racconta il direttore avellinese, già assistente di Daniel Oren ed Antonio Pappano.
Diplomato al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, si perfeziona sotto la guida autorevole di Carlo Maria Giulini e Bruno Aprea. Sempre molto cordiale, mostra un temperamento calmo e controllato quasi imperturbabile, ma dai racconti che ci fa è innegabile che ami le sfide. «E dirigere Verdi a casa sua costituisce davvero una sfida, ma anche un valore aggiunto: perché mentre fai musica, percepisci il senso di appartenenza di queste note a queste terre. Ed anche la mia responsabilità è maggiore, dovendo restituire a questa terra la sua musica, appunto, nel migliore dei modi».
E la Forza?
«Indubbiamente l’opera è complicata, di difficile tenuta anche per la sua lunghezza, e noi la eseguiamo integralmente vale a dire senza alcun taglio. Anche questo è giusto nella terra d’origine: eseguirla proprio come lui l’ha scritta».
Quali sono le caratteristiche della sua partitura?
«L’insieme, a mio avviso, è da considerare nel segno musicale e teatrale insieme: in un’opera bisogna preoccuparsi di far quadrare il filo logico, anche attraverso la scelta delle dinamiche, delle articolazioni. Tutto aiuta, essendoci tanta musica di diversa natura: elemento fondamentale della “Forza”, che attraversa l’intera opera e la caratterizza, è la commistione tra il sacro e il profano, il tragico e il comico, il serio e il buffo».
Come le sembra lo spettacolo firmato da Italo Nunziata?
«Aiuta a comprendere le dinamiche della vicenda ma soprattutto, le caratteristiche di ogni singolo personaggio: come se ognuno fosse un quadro... Allo stesso modo nella musica di Verdi ogni ruolo appare nella sua nitidezza, ben definito: penso al personaggio di Carlo di Vargas l’elemento più forte che crea l’azione, il percorso che fa Don Alvaro, il tenore, al quale è affidata una parte vocale soprattutto nel terzo atto molto ardua».
Ed altri momenti suggestivi?
«La musica affidata a Padre Guardiano che sembra un nuovo Zaccaria e poi Leonora, con la sua meravigliosa pagina della “Vergine degli angeli” a chiusura del secondo atto: racchiude una bellezza senza pari! Ancora: i ruoli irresistibili di Preziosilla e Fra’ Melitone, e da ultimo il coro anche lui un immenso personaggio. Nel dirigere la “Forza”, mi sembra di ascoltare in eco pagine da “Un ballo in maschera”, “Aida”, “Simon Boccanegra”... Giuseppe Verdi è meraviglioso anche per questo».
Vedo che la sua partitura è ricchissima di annotazioni...
«Mi piace scrivere e annotarmi dei pensieri e delle note, colorare le idee... come dei quadri che mi servono come stimolo, sono un elemento da unire alla musica».
Mi sembra di capire che il suo cammino verdiano non si arresterà qui.
«Assolutamente no, perché debutterò presto con “Jerusalem”, un’altra opera bellissima ma... sostanziosa a Bilbao». —
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