«Una ballata per i bambini nati prematuri»
Monica Morini del Teatro dell'Orsa presenta “Qui ci sono le altalene” ideato nel reparto di Neonatologia dell'ospedale di Reggio Emilia: «Racconto storie che non guariscono, ma curano»
REGGIO EMILIA. «Le storie non guariscono, ma curano. Le parole sono come un balsamo per l’anima. Ecco perché è bene raccontare e leggere storie durante tutto l’arco della vita». Questo è il concetto che sta dietro a una scelta forte e delicata allo stesso tempo. Scelta di Monica Morini, attrice e fondatrice del Teatro dell’Orsa, che con le parole decisamente ci sa fare e che da neanche un mese ha anche dato vita alla “Casa delle storie”, un teatro-luogo d’incontro magico al Gattaglio, in città.
Uno dei suoi ultimi progetti, come si diceva, davvero ambizioso, è la nascita di un libro straordinario. “Qui ci sono le altalene” è il suo titolo. Di fatto «una ballata alla vita per tutti», precisa la Morini, realizzata dopo il fortunato “A ritrovar le storie”, finalista del Premio Andersen. È un albo delle Edizioni Corsare, illustrato da Eva Sánchez Gómez. Monica Morini ce ne parla mentre sta andando in treno a Roma, per la presentazione del volume nella Libreria L’altracittà.
Com’è nato questo progetto?
«Il reparto di Neonatologia dell’ospedale di Reggio desiderava donare ai bambini e ai genitori uno spazio di nutrimento, fatto di parole, di storie, di rime. Abbiamo creato una bibliografia in collaborazione con il sistema bibliotecario della città e una bella libreria per ragazzi, “Il semaforo blu”. E siccome mi hanno chiesto di portare parole sulle culle dei prematuri, di accendere di storie il reparto, è nato “Qui ci sono le altalene”».
Un titolo insolito.
«Sentivo in modo cristallino di camminare in bilico dove la vita sboccia e traballa. Così, di fronte a una richiesta tanto importante, ho capito che avevo bisogni di alleati speciali: altri bambini. Ho chiesto ai bambini che ho incontrato nelle scuole e nelle biblioteche di aiutarmi a trovare il filo da tessere insieme per convincere i piccoli della Neonatologia ad aprire gli occhi».
E loro cosa le hanno detto?
«Ho spiegato che avrei incontrato dei bambini nati prima del tempo, che sono come degli uccellini nati d’inverno. Ancora non hanno le piume e stanno aspettando ad aprire gli occhi. E ho chiesto: Perché devono aprire gli occhi da questa parte del mondo, secondo voi?».
Una domanda non semplice...
«Ma una domanda universale. I bambini vedono quello che noi adulti abbiamo disimparato a vedere. Una bambina di quattro anni mi ha guardato e con certezza ha risposto: “Qui ci sono le altalene”. Come darle torto. Fra l’altro l’altalena è la metafora dell’essere un po’ qui e un po’ là, un po’ in cielo e un po’ in terra. Tutti siamo un po’ altalenanti, in bilico. I bambini prematuri e non solo. Anche la vita degli adulti viaggia su un’altalena».
Il risultato è diventato questo straordinario albo illustrato. Prima donato in Neonatologia e ora si trova in libreria.
«Nella giornata del prematuro abbiamo donato la nostra ballata in ospedale, con l’accompagnamento musicale di Gaetano Nenna. Sopra a ogni culla della Neonatologia abbiamo messo “Qui ci sono le altalene”. Con la nostra ballata un bambino molto grave ha aperto le mani. È stato davvero emozionante». —
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