Gazzetta di Reggio

la stagione lirica dei Teatri 

Una “Forza del destino” più rassegnata che impetuosa al Valli

Giulia Bassi

Piacevoli sorprese nel cast mentre non svettano  i protagonisti: il tenore Luciano Ganci (indisposto)  e il soprano Susanna Branchini 

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Non si addicono le parole come fuoco o impeto a questa verdiana “Forza del destino” in scena con discreto successo al Valli, poiché lo spettacolo, firmato da Italo Nunziata, preferisce amaramente smorzare i toni. Il regista sceglie uno spazio semirigido: una stanza con grandi tele che scendono dall’alto ispirate ai passaggi salienti della trama; la scena non trasmette calore, senso incandescente del dramma, piuttosto una triste rassegnazione. Si getta la spugna constatando che tali quadri non rientrano nelle loro cornici le quali appaiono fuori squadra, sebbene incombenti.

Una lettura della trama ripiegata su se stessa ci trasmette quindi la parte visiva dello spettacolo, in sintonia con l’interpretazione del direttore Francesco Ivan Ciampa, il cui intento non è di marcare i contrasti, ma di narrare bene, assecondare il fatale il flusso della storia con le sue contraddizioni preferendo, a parte le impennate d’obbligo, i temi meno potenti, quelli più umani che, realizzati da pochi strumenti, si insinuano dal basso carichi di malinconia e di “tristi presagi”, per dirla alla Verdi. Complice l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna che bene lo asseconda: da sottolineare la bella resa dei soli a partire dal primo clarinetto e poi la spalla, l’arpa e il violoncello. Per Ciampa, la via d’uscita è allentare la morsa infocata di questa “forza” soffermandosi su momenti come “Pace, pace mio Dio”, dove si invoca la tregua.

Alcune piacevoli sorprese ci ha rivelato il cast, a partire dalla Preziosilla della rumena Judit Kutasi dotata di una superba voce di mezzosoprano che ha convinto veramente. Apprezzabile il basso Marko Mimica nel ruolo del Padre guardiano e nel IV atto il duetto con Fra’ Melitone è tra i momenti dal punto di vista vocale più convincenti dello spettacolo. Anche il basso-buffo Marco Filippo Romano ha affrontato la sua parte “comica” con incisiva eleganza. Il tenore Luciano Ganci nel terribile ruolo di Don Alvaro, non si può dire che non abbia delle doti interpretative ma in alcuni registri vocali ed in certi acuti nel III atto, compreso nell’aria “Oh tu che in seno agli angeli”, palesa una certa sofferenza (complice anche l’indisposizione che l’ha colpito annunciata al microfono nell’intervallo); al contrario il baritono Kiril Manolov, Don Carlo di Vargas, tecnicamente è a posto ma difetta di espressività. Altro ruolo impervio quello di Leonora interpretato dal soprano Susanna Branchini, la cui voce è apparsa indurita, con difficoltà ad ‘abbandonarsi’ in un’aria come “Pace, pace mio Dio” che invece esige dolcezza. Di pregio la prova del Coro del Teatro Municipale di Piacenza diretto da Corrado Casati. Oggi si replica alle 15.30. —





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