“Il Maestro e Margherita”, al teatro Asioli di Correggio con un Diavolo che regala effetti speciali
A interpretare Woland è Davide Riondino: «Ho voluto rendere il mio personaggio bestiale, violento e insieme ironico»
REGGIO EMILIA. «Tentativo audace, per chi ama il teatro, è questo adattamento al palcoscenico de “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov, uno dei romanzi più d’impatto e rappresentativi che presenta oltre 120 personaggi e inoltre scene violente, concitate, tremende: come streghe tagliate, sangue che scorre…».
E chi meglio di lui – Michele Riondino che nell’adattamento per il Teatro Stabile dell’Umbria interpreta Woland e cioè il Diavolo – può dirlo? Lo spettacolo per la regia di Andrea Baracco, con Federica Rosellini e Francesco Bonomo, giunge al teatro Asioli questa sera e domani (ore 21) in una delle tappe della sua articolata tournée, partita in settembre dal teatro Brunello Cucinelli di Solomeo, una delle sedi della compagnia.
«Ma l'idea vincente è stata sicuramente quella di affidare l’adattamento teatrale a Letizia Russo che ha avuto l’occasione di dimostrare una volta di più la sua superba capacità di saper portare in palcoscenico i testi letterari più complessi: il suo lavoro, sapiente scrupoloso, ha fornito inoltre ad ognuno di noi l'idea precisa dello spettacolo e che mi ha subito coinvolto rendendomi desideroso di interpretare il diavolo, dandomi un forte stimolo, nella certezza di fare qualcosa di nuovo».
Un adattamento, quello di Letizia Russo, in cui sono stati rispettati i tre piani letterari: l’amore tra il drammaturgo e la giovane fanciulla, l'apparizione e la discesa del Diavolo tra i mortali, e il processo a Gesù. «E per quanto riguarda il mio Woland, la sua interpretazione ha avuto, come dire... un’evoluzione, o forse è meglio dire un cambiamento radicale da quando non ha cominciato a balenarmi per la testa l’idea di restituire al pubblico un diavolo, che come è nell’immaginario collettivo indossa sì abiti nobili, quindi si presenta con eleganza, ma partendo da questo dato, ho cominciato a “scarnificarlo”, rendendolo bestiale, molto meno educato e con un tratto molto ironico. Accade ad esempio quando si trova a sbeffeggiare l’ uomo e le sue credenze».
Nel raccontare del suo Woland, per la cui interpretazione raccoglie unanimi consensi, Riondino si sofferma sul fatto che la scena teatrale (che non è il cinema) rende bene certe situazioni come se fossero effetti speciali: ciò succede ad esempio per il rapimento di Margherita che diventerà “regina del sabba” o usa semplici soluzioni per creare elementi impossibili da riprodurre in teatro quali una corda mossa ai due lati che crea l'idea di un fiume o come tre semplici fari, due sopra uno sotto possano dare l'idea d'un tram. «Chi ama il romanzo – ci garantisce Riondino – avrà le proprie scene preferite. Certo non si è al cinema, ma gli effetti speciali, come una testa tagliata, si affidano a soluzioni più molto più semplici».
Per quanto riguarda i prossimi impegni Riondino, pur confermando che i suoi impegni non sono a senso unico in quanto comprendono anche il cinema e la televisione, afferma la sua volontà per il futuro di proseguire sulla strada del teatro. «Avendo lavorato con ottimi progetti e con importanti registi – spiega l’attore – faccio di tutto per cercare di mantenere intatta questa fortuna scegliendo quello che ritengo più giusto per la mia crescita. Questo faccio da anni dividendomi tra palcoscenico, televisione e cinema. Ma io nasco come attore di teatro che ho avuto la fortuna di unire progetti importanti e di valore: mi riferisco proprio a questo testo e anche al Giovane Montalbano».
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