Viaggio al termine della notte con il nuovo disco di Murubutu
Il rapper-professore racconta il suo ultimo lavoro: un concept album sull’oscurità. «Ci sono ispirazioni di vario genere, dai romanzi ai film, e tanti ospiti importanti»
REGGIO EMILIA. Attesissimo a livello nazionale e già accolto dalla consueta messe di recensioni positive, è uscito pochi giorni fa “Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli”, il nuovo disco di Murubutu, nome d’arte del rapper reggiano Alessio Mariani.
Fra i padri della scena locale con la Kattiveria Posse, da tanti anni impegnato come solista, Mariani è figura stimatissima per l’elevata qualità letteraria della sua proposta, dove la narrazione e il contesto contano quanto scansioni e flusso. Un amore per le parole mai sopito, che porta sempre ed inevitabilmente ai paralleli con la sua principale professione, docente di lettere e storia all’istituto Canossa. Ora però torna il rapper, con un lavoro a soggetto (il concept album dei tempi che furono), interamente dedicato alla notte.
Non deve essere facile trovare spunti partendo da un unico canovaccio.
«L’ambientazione è sempre notturna poi ci sono vari tipi di registri, di curvature».
Perché la notte?
«Ci sono tre concause. La prima è una sfida con me stesso».
Una sfida?
«Io cerco di restringere sempre più il bacino di immagini da cui trarre ispirazione. Due dischi fa parlavo del mare, ed era un tema largo. Poi il vento, più stretto, ora la notte ancora più stringente».
Gli altri motivi?
«Dormo pochissimo e scrivo spesso di notte. Mi sembrava giusto in qualche modo tributarla, questa dimensione».
E il terzo?
«Beh, la notte è da sempre grande ispirazione per gli artisti, lo è stata anche me».
Non mancano le citazioni, dai poeti romantici alla cinematografia.
«Ci sono ispirazioni di vario genere, romanzi, film come Omega man e The Machinist, quello che in italiano era “L’uomo senza sonno” con Christian Bale».
Come arriva a testi sempre così densi e articolati?
«Mi documento sempre molto prima di scrivere, perché devo scrivere dei contesti narrativi abitabili dall’ascoltatore».
Cosa intende?
«Mi preparo tantissimo, è fondamentale. Perché siano credibili devo essere prima di tutto io a poter vivere dall’interno questi testi».
Sembra piuttosto difficile.
«È un approccio che richiede tanto tempo, ma diversamente non riuscirei a operare, io sono questo».
Nel disco c’è anche molta attenzione alla melodia, soprattutto nei primi singoli, come “La Notte di San Lorenzo”. Segni di cambiamento?
«Nel primo singolo canto di più rispetto al solito, sto cercando di evolvermi dal punto di vista melodico, mentre nel secondo rimango di più nelle mie corde».
È contento del risultato?
«Cerco di non forzare né di osare troppo, non sono un cantante e lo so. Nella “Notte di San Lorenzo” è richiesta un’impostazione vocale che mi è propria. L’ho già fatta dal vivo e la “tengo” abbastanza bene».
A proposito di voci. L’album accoglie tanti ospiti: la Kattiveria Posse ma pure Caparezza, Willie Peyote, Mezzosangue.
«Coi ragazzi di Reggio ormai siamo davvero una famiglia. Caparezza e Mezzosangue non li conoscevo personalmente, tramite amici comuni ci siamo incrociati e sono molto contento del risultato».
Ora inizia il tour, con debutto il 23 febbraio all’Altro Teatro di Cadelbosco. Il futuro è tutto sui live o guarda già avanti?
«Ho tanti progetti in ballo, non ho ancora un’idea per un nuovo album, per quello è decisamente presto, un’idea che vorrei sviluppare è una graphic novel con il mio illustratore, Roby Il Pettirosso».
Anche lui sul palco?
«Lui disegna in digitale, il tutto viene proiettato sullo schermo. Sarà con noi nelle prime cinque tappe del tour, a partire da Cadelbosco».
Che concerto ci attende?
«Il set sarà fondamentalmente hip-hop, nelle prime date ci sarà la Kattiveria Posse al completo poi mi seguiranno solo alcuni componenti. Ho in mente qualche sorpresa».
Del tipo?
«Nelle date più importanti ci saranno degli ospiti, non è facile incastrarci ma ce la faremo». —
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