Gazzetta di Reggio

IL PERSONAGGIO 

La stretta collaborazione tra “Billy” e Aterballetto si deve a Bronwen Curry

G.B.
La stretta collaborazione tra “Billy” e Aterballetto si deve a Bronwen Curry

Maître de ballet della compagnia al tempo di Amodio fu l’artefice di un rapporto che non si è mai esaurito 

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REGGIO EMILIA. Il nome di William Forsythe giunse a Reggio accompagnato da un’illustre ambasciatrice: Bronwen Curry. Un nome forse sconosciuto ma che per almeno tre motivi non può rimanere tale. Primo: perché è una delle più apprezzate coreologhe (coloro che scrivono la danza) al mondo. Secondo: perché a Reggio in Aterballetto, che era nato da poco, oltre che maître de ballet (per alcuni anni sotto la direzione di Amedeo Amodio) lei ha contribuito ad internazionalizzare la compagnia. Terzo: perché abita a Reggio, precisamente ad Albinea, (ed è la moglie del pittore e scenografo Franco Bonetti).

Inglese fino al midollo, persona autentica quanto schiva, Bronwen ha esercitato quel mestiere prezioso, collaborando con danzatori e coreografi di prima grandezza come Rudolf Nureyev o Glen Tetley del quale ora dirige la Fondazione a New York. Bronwen è stata la coreologa di “Love songs”, il pezzo che Forsythe nel 1984 aveva dato ad Aterballetto la cui partitura è da lei custodita nella sua casa di Albinea: è emozionante guardare quegli innumerevoli segni minuti, come tanti arabeschi realizzati da un geniale artista.

«Venni a Reggio negli anni ‘80 – racconta – per rimontare il balletto “Sphinx” di Glen Tetley; è stato attraverso la mia amica Elisabetta Terabust, ballerina ospite di Aterballetto (che ahimè ci ha lasciati un anno fa) con la quale collaboravo al London Festival Ballet oggi English National Ballet. Amedeo mi incaricò di insegnare al corso professionale e intanto avevo conosciuto Franco, il mio fututo marito, che stava lavorando con Ronconi a “L’uccellino azzurro”».

Quanto a Forsythe, Bronwen racconta di averlo conosciuto al Balletto di Stoccarda, in una circostanza speciale. «In quella realtà, negli anni '70, vi lavoravano, sotto la guida di Glen Tetley, direttore artistico, succeduto a John Cranko quelli che sarebbero diventati i tre coreografi più rappresentativi della danza contemporanea; John Neumeier, Jiri Kyliàn e William Forsythe; avevano inventato una danza frutto di una combinazione tra Martha Graham e il balletto classico. Di questi tre, Billy era il più estremo e geniale, pieno di idee meravigliose; lo posso affermare in quanto l’ho visto creare già in quegli anni a Stoccarda perché c’ero anch’io a fianco di Tetley. Quando fui chiamata a Reggio per “montare” Sphinx, Amedeo volle un’opinione circa i coreografi interessanti da poter coinvolgere per la compagnia; gli suggerii quello dalla personalità più spiccata: Forsythe! Così Amedeo andò a Berlino per parlargli e, dopo alcune trattative, Forsythe concesse ad Aterballetto “Love songs”. A Billy piacque Aterballetto, così come i danzatori lo amarono subito; tra loro Mauro Bigonzetti era entusiasta, lo adorava e devo dire che al suo modo di danzare lo stile di Forsythe era congeniale. L’anno dopo, concesse “Artifact II” che divenne “Steptext” danzato dalla Terabust con Mauro Bigonzetti, Alessandro Molin e Jean Marc Vosel. Così Forsythe venne per la prima volta in Italia passando per Aterballetto. Tante volte negli anni me lo ha ricordato, ringraziandomi per questo». —

G.B.

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