«La scuola delle mogli ha un testo sconvolgente vitale e contemporaneo»
Il regista Arturo Cirillo porta in scena per la terza volta l’amato Molière da questa sera a domenica all’Ariosto
REGGIO EMILIA. Appassionatissimo di Molière, sono già tre le sue commedie che il regista Arturo Cirillo porta in scena, assolutamente conquistato dalla loro modernità. «Niente invecchia a teatro ma, a proposito de “La scuola delle mogli” (in scena al teatro Ariosto questa sera e domani alle 20.30 e domenica alle 15.30, ndr): questa commedia, incentrata su un amore malato, la considero un testo decisamente sconvolgente. Vi approdo dopo “Le intellettuali” e “L’avaro” e la traduzione di Cesare Garboli ha reso il tutto estremamente vitale e contemporaneo».
LA TRAMA
Lui, un signore 45 anni – a interpretarlo è lo stesso regista Arturo Cirillo – rapisce una ragazzina orfana cresciuta ed educata nella più totale ignoranza al solo scopo di costruire una moglie “perfetta”, una sorta di “bambola” devota e ottusa che, è qui il nodo cruciale, lo risparmi dal tradimento. Ma i piani di Arnolfo si scontrano con le incertezze del destino, che fanno ad un certo punto della commedia incontrare Agnese e il giovane Orazio...
L’AMBIENTAZIONE
«Ambiento la vicenda – prosegue il regista – in una casa di bambole ruotante su se stessa, dove il protagonista porta avanti il suo esperimento. Deve essere considerata come una sorta di prigione dorata dove quest’orfana subisce una sorta di diseducazione, quindi regredisce. Ma la storia nonostante questo, procede diversamente poiché Agnese incrocia lo sguardo di un bel giovanotto che comincia a interessarsi a lei. Così il senso ultimo della vicenda è che al di là del terribile esperimento di tipo illuminista l’uomo fa ciò che vuole... la ragazzina scopre l’amore, perché è la natura che la guida».
Autobiografia
La riflessione di Cirillo – che oltre alla prosa si cimenta anche con la lirica (tra le sue recenti produzioni: “Napoli milionaria” di Rota al Festival di Martina Franca e “La donna serpente” di Casella a Torino) – si sofferma sulla questione legata alle commedie cosiddette “nere” e al fatto che l’allusione a temi come l’amore da parte di un vecchio verso una fanciulla possano rispecchiare un particolare ben preciso legato alla vita di Molière e al suo rapporto con Armande Béjart, giovanissima attrice. La giovane sposò infatti un mito quando aveva 20 anni (lui 40) e si dice fosse in realtà la figlia dello stesso commediografo. Questo scatenò naturalmente chiacchiere e pettegolezzi a non finire».
CONTEMPORANEITÀ
«Questo testo – sottolinea inoltre Arturo Cirillo – può ancora parlare all’Italia di oggi, ecco perché ho scelto un’ambientazione atemporale, mentre i costumi di Gianluca Falaschi presentano nel tessuto di broccato una sorta di citazione ossessiva. Mentre la ragazzina, Agnese, (nel ruolo Valentina Picello), indossa un abito rosa “luccicoso” che ricorda in tutto e per tutto la plastica: il rimando va innanzitutto all’infanzia, ma anche in qualche modo alla reclusione, essendo il vestito pieno di fibbie che sembrano imprigionarla. E, a proposito di carattere, per sottolinearne ulteriormente l’attualità e il legame con l’oggi attraverso una recitazione che possa essere pertinente, ho raccomandato agli attori di cercare in ognuno dei personaggi qualche cosa che li possa riguardare, più o meno nel profondo del loro animo». —
Giulia Bassi
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