Gazzetta di Reggio

Cinema 

“L’Appennino che suonava”, un inno alla festa e alla voglia di stare insieme

Linda Magnoni
“L’Appennino che suonava”, un inno alla festa e alla voglia di stare insieme

Il film di Alessandro Scillitani proiettato in anteprima domani sera (ore 19 e ore 21) al Rosebud

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Domani sera, alle 19 e alle 21, al cinema Rosebud, si terrà l’anteprima del film “L’Appennino che suonava” del regista Alessandro Scillitani, che sarà presente alla proiezione. Il film è un viaggio ideale nei luoghi dell’Appennino Reggiano in cui vissero i suonatori popolari tra la fine dell’Ottocento e la seconda metà del secolo scorso, quando la musica era al centro della vita della comunità.

«Tutto è cominciato un paio d’anni fa – racconta Scillitani – quando ho conosciuto Bruno Grulli, ricercatore ed etnomusicologo che si occupa delle tradizioni del nostro territorio». Grulli infatti ha condotto una ricerca dedicata proprio ai canti e ai balli dell’Appennino. Un progetto finalizzato a studiare le varie forme musicali, ma anche alla salvaguardia e alla conservazione di un patrimonio che rischiamo di perdere. «Negli anni Settanta e Ottanta – spiega il regista – il tempo cominciava già ad andare più velocemente. Nella montagna invece scorreva lentamente. E così si sono mantenute quelle forme di condivisione che non ricordiamo più: il ballo saltato, la furlana, le gighe… mentre, giù in città, spopolavano il liscio e i balli di coppia».

Una volta recuperate e registrate, quelle sonorità sono state riportate in vita da tre musicisti: Emanuele Reverberi, Paolo Simonazzi e Filippo Chieli hanno imbracciato gli strumenti e rievocato quelle atmosfere di lunghissima tradizione, contribuendo a riattualizzarle. Facendole così rivivere nell’oggi, tanto che il titolo, come commenta l’autore, potrebbe diventare “L’Appennino che suonava, e che suona ancora”. Perché «più andavamo avanti più ci rendevamo conto che queste antiche tradizioni ci appartengono ancora. Che anche oggi è possibile farsi contagiare da questo modo di condividere e di stare insieme. È un inno alla festa, alla convivialità che ci insegna l’Appennino». Vetto, Vercallo, Cerreto, Scalucchia, Casina, Migliara sono alcuni dei luoghi esplorati. E proprio a Migliara c’è uno dei posti più suggestivi del film: «Quando siamo entrati nell’antica osteria di Migliara, chiusa da ormai quindici anni, tutto aveva ancora il sapore del passato. Sembrava che il tempo si fosse fermato». A seguire anche il fotografo reggiano Riccardo Varini, deus ex machina del progetto: «È stato proprio lui, che è anche un abile chitarrista, a farmi conoscere la ricerca di Grulli e a proporre l’idea del film». Varini ha realizzato una serie di scatti che, da un lato, hanno contribuito a documentare la realizzazione del film, dall’altro hanno saputo cogliere la poesia di un mondo in via di estinzione. Scatti ora accolti nella sua mostra personale “Suonatori d’Appennino” alla Libreria Strand di via Emilia San Pietro, fino al 28 febbraio. —



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