Giardini di Mirò, 20 anni in musica raccontati tra aneddoti e interviste
“Different Times” di Marco Braggion sarà presentato questa sera al Kessel Il cantante Jukka Reverberi: «I tempi sono cambiati, non la nostra passione»
Questa sera alle 21, al Kessel di Cavriago, si terrà la presentazione del libro “Different Times – la storia dei Giardini di Mirò” di Marco Braggion, autore e giornalista musicale che collabora con diverse riviste, tra cui SentireAscoltare e Classick Rock Italia.
La serata, organizzata dall’associazione culturale Carmen Zanti in collaborazione con il circolo Arci Kessel e con Giocolibreria Semola, vuole ripercorrere la storia dei “Giardini di Mirò”: una delle band più influenti della scena underground italiana che nasce proprio a Cavriago, alla fine degli anni Novanta, quando Corrado Nuccini e Giuseppe Camuncoli, amici e compagni di scuola, provano a formare un gruppo. Dopo poco si uniranno anche Mirko Venturelli, Luca di Mira, Emanuele Reverberi e Jukka Reverberi, che sarà presente all’incontro. Proprio Jukka Reverberi, cantante e chitarrista del gruppo, ci ha anticipato qualche dettaglio.
Come nasce questo libro?
«È stato Marco Braggion, che è da sempre un nostro grande fan, a volerlo. Ha pensato di ricostruire la storia di un gruppo che conosce da sempre, mettendo insieme diverse testimonianze e facendo lunghe interviste a noi membri del gruppo o ad altri. Il risultato è un libro che racconta i “Giardini di Mirò” dalle origini fino ad oggi: dai dischi alle tournée fino alle colonne sonore… vent’anni di carriera in cui non abbiamo mai abbandonato la nostra passione adolescenziale».
Come inizia la storia dei “Giardini di Mirò”?
«Inizia a Cavriago, nella sala prove di quello che all’epoca si chiamava ancora “Calamita”. È lì che abbiamo anche registrato i nostri primi due dischi. La disponibilità di quello spazio è stata fondamentale. Poi si aggiungeva la possibilità di andare in biblioteca e scegliere tra una grande varietà di proposte musicali, non il solito rock da classifica. Infine, negli anni Ottanta a Reggio Emilia sono passati dei gruppi e dei musicisti davvero spettacolari. Tutto questo è stato fondamentale per il nostro bagaglio culturale e musicale».
Ad esempio?
«Si leggevano riviste come “Rumore”, “Rockerilla”, “Blow Up”, “Mucchio Selvaggio” Poi si prendevano in prestito i dischi della fonoteca. Tra tutti, gli album dei “Sonic Youth”, che sono stati decisivi per il nostro percorso musicale e professionale. E infine c’era la possibilità di andarli a sentire dal vivo: io li ho visti due volte, nel 1992 e nel 1996, alla Festa dell’Unità di Reggio. Questa nostra terra è stata una grande opportunità, e non era così dappertutto».
Cos’è cambiato rispetto a quegli anni?
«È difficile dirlo. Chiaramente, è cambiata molto la fruizione musicale: con internet hai praticamente tutto a disposizione e anche il tempo dell’attenzione che si dedica all’ascolto è molto diminuito: non dico che sia meglio o peggio, semplicemente è diverso. Così come, negli anni Novanta, era molto più semplice suonare dal vivo: c’era meno spettacolarizzazione. Non si suonava per diventare famosi o per andare in Tv. Per noi, suonare è sempre stato dedicarci alla nostra passione, girare l’Italia e l’Europa».
E ora cosa bolle in pentola?
«Per ora ci occupiamo del nostro ultimo disco, “Different Times”, che già dal titolo parla anche di questo: dei tempi che sono cambiati, del ritmo travolgente di oggi e del riuscire a coniugare la musica con la vita lavorativa. Abbiamo in programma alcune date in Spagna a fine aprile, poi suoneremo durante l’estate e nei festival. I tempi sono cambiati, ma la passione è la stessa». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
