Gazzetta di Reggio

prosa 

“Ragazzi di vita” approda al teatro Asioli, Lino Guanciale è Pier Paolo Pasolini

Giulia Bassi
“Ragazzi di vita” approda al teatro Asioli, Lino Guanciale è Pier Paolo Pasolini

Lo spettacolo in scena a Correggio lunedì 25 e martedì 26 febbraio. Sul palco la Roma come la vedeva lo scrittore negli anni ’50, tra brutalità e dolcezza

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CORREGGIO. Indubbiamente, è tra gli spettacoli più riusciti di queste ultime stagioni, dato il numero di premi che si è aggiudicato. Complice anche il fatto che “Ragazzi di vita” si avvale di tre nomi di primo piano della scena teatrale italiana: Massimo Popolizio, Emanuele Trevi e Lino Guanciale; il primo ne è il regista, il secondo drammaturgo e il terzo l’attore-narratore. Con loro il folto gruppo di attori che danno vita a un universo di fibrillazioni e vitalità anarchiche totalmente fuori dai contesti borghesi.

Ispirato al romanzo che nel 1955 segnò l’esordio narrativo di Pier Paolo Pasolini, va in scena lunedì 25 e martedì 26 febbraio, sempre alle 21, al teatro Asioli di Correggio.

Come è noto il libro diede scandalo con le sue storie di povertà e disperazione, causando all’autore un processo per «contenuto pornografico» e il ruolo di provocatore della società perbenista.

Il Riccetto, Agnolo, il Begalone, Alvaro, e ancora il Caciotta, lo Spudorato, Amerigo: sono alcuni dei ragazzi delle borgate di periferia che parlano in romanesco e trascorrono le loro giornate alla ricerca di qualche lira e nuovi passatempi. Sono i “ragazzi” di Pasolini, nati orfani d’innocenza, che agguantano la vita a piene mani, riversando per le strade le loro vitalità emarginate.

Con grande fedeltà al testo originale, Emanuele Trevi scrive una drammaturgia che restituisce in tutta la sua incisività la lingua pasoliniana e rafforza il legame tra teatro, letteratura, identità di una città.

«Libero dalle costrizioni di una vera e propria trama, in bilico tra il romanzo e la raccolta di racconti indipendenti l’uno dall’altro, il testo sembra consistere in una serie di scene nelle quali il senso del comico e quello del tragico non si oppongono ma si trasformano – annota Trevi – . In queste scene prevalgono una marcata gestualità e il parlato romanesco, o meglio quella singolare invenzione verbale, di gusto espressionista e non neorealistico, che Pasolini definiva una lingua inventata, artificiale. Non è insomma la lingua in cui parlano i “ragazzi di vita”, ma la loro lingua».

Sullo sfondo è la Roma come la leggeva l’autore negli anni Cinquanta, quella del boom economico in cui lui stesso approda carico del dolore causato dalla radiazione dal Pci, dall’allontanamento dall’insegnamento in una scuola media, dalla separazione dall’amato Friuli della giovinezza.

Per la precisione, sul palcoscenico sono 18 i ragazzi che compongono il vasto repertorio di personaggi pasoliniani, con continue sovrapposizioni di spregiudicatezza e pudore, violenza e bontà, brutalità e dolcezza. A guidarli in questo affresco, dove le vicende si alternano suddivise in diversi episodi e archi temporali, è Popolizio che ci porta “dentro” le giornate vissute da ciascuno di loro. La sua regia sottolinea la loro irrefrenabile vitalità alternando ironia e durezza, innocenza e abisso.

Il personaggio di Lino Guanciale, alter ego di Pasolini, si aggira come uno “straniero” in visita in quel mondo, mediatore fra platea e palcoscenico, filo conduttore di tutte le storie raccontate nel romanzo.

Ingresso: 17, 22 o 25 euro. Per informazioni e prenotazioni: 0522-637813. —


 

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