Gazzetta di Reggio

Il romanzo gonzaghesco 

“La camera della scimmia” in edicola insieme alla Gazzetta

“La camera della scimmia” in edicola insieme alla Gazzetta

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REGGIO EMILIA. Un romanzo ambientato nel Seicento nelle terre dei Gonzaga, tra Mantova e Reggio, una storia di sangue e mistero. È l’opera prima di Daniele Daolio, “La camera della scimmia” (E.Lyu Editore) in questi giorni in edicola con la Gazzetta di Reggio a 11,90 euro più il prezzo del quotidiano.

Al termine del Rinascimento, tra XVI e XVII secolo, a Guastalla, nella piccola città cinta da alte mura che fu la roccaforte di Ferrante I Gonzaga, Vicerè di Sicilia, Governatore di Milano e Generale dell’Imperatore Carlo V, accade qualcosa di straordinario. All’inizio dell’autunno una serie di omicidi strazianti che sembra senza fine insanguina le umide terre vicine al Po. Chi è responsabile di questa catena di sangue? Ferrante II Gonzaga e il Podestà sono chiamati in causa e accusati di incapacità dal popolo in fermento. Mentre la folla preme sulla piazza, il nome di Satana passa di bocca in bocca prendendo la lugubre forma di un essere indemoniato, forse nascosto tra le case, pronto a uccidere ancora. Un curioso maniscalco inizia a raccogliere indizi interessanti, ma un evento inaspettato fa precipitare la situazione. Colpi di scena si susseguono avendo per teatro le fastose stanze del palazzo del Duca, un’antica pieve e persino gli inesplorati sotterranei che corrono nelle viscere della terra, sotto le case della città di Ferrante II della nobile stirpe Gonzaga.

«Questo – ci spiega l’autore Daniele Daolio, già direttore editoriale di “Quaderni Guastallesi” – non è un giallo storico per gli storici. O perlomeno non è nato per essere tale. Di sicuro non ha alcuna volontà di cogliere fatti e accadimenti in modo totalmente rispettoso della cronologia, anche se quei Gonzaga furono senza dubbio i sovrani delle terre di cui si parla, e anche se molti dei nomi che si trovano sono veri e appartennero a persone vissute a quel tempo e in quei luoghi. Naturalmente in buona compagnia di personaggi che non hanno avuto il piacere di esistere se non in queste pagine».

Ma c’è davvero qualcosa di soprannaturale nelle pagine del romanzo? «Le indagini ufficiali per conto del Duca – dice Daolio – sono svolte dal comandante dei birri, il bargello. Quelle non ufficiali sono compito di un umile maniscalco molto curioso. Forse troppo. E la storia entra nel vivo quando si scopre che c'è un mistero inconfessato e inconfessabile. Qualcosa che non è dato sapere e che affonda in un lontano passato...». —

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