Gazzetta di Reggio

il regista nicola berloffa 

«Nel mio Chénier mostro il lato oscuro delle rivoluzioni»

Giulia Bassi
«Nel mio Chénier mostro il lato oscuro delle rivoluzioni»

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Dopo vent’anni d’assenza, ritorna al Valli “Andrea Chénier” di Umberto Giordano per una coproduzione che coinvolge l’Opéra de Toulon, oltre che i Teatri di Piacenza, Ravenna, Parma e Modena, dove ha debuttato lo scorso fine settimana.

Lo spettacolo, che va in scena questa sera (ore 20) con replica domenica alle 15.30, porta la firma del regista Nicola Berloffa, artista molto apprezzato che deve la sua formazione alla scuola Paolo Grassi di Milano. «Fondamentale per me – spiega il regista – aver conosciuto Luca Ronconi, con il quale ho lavorato come assistente per sette anni, e Ugo Tessitore dal quale ho imparato il “mestiere” sul palco, quello vero. Precedentemente ho portato al Valli altri due spettacoli: “Les Contes d’Hoffmann” di genere fantastico-romantico e “La Wally”, un dramma dalle tinte espressioniste. “Andrea Chénier” è ancora diverso: pur ambientato nella Rivoluzione Francese, presenta un testo asettico come i sentimenti dei personaggi che si muovono sembrando figurine. Qui protagonista è la musica a fronte di personaggi dalla psiche non del tutto approfondita», spiega Berloffa il cui timore, nel affrontare l’opera, era quello di cadere nel bozzettismo pur “immergendola” nella Rivoluzione.

«Così ho preso lo spunto dalle bellissime fotografie di Robert Polidori, realizzate in occasione del restauro degli appartamenti di Luigi XV a Versailles. Sono stato colpito, dai diversi punti di vista delle immagini e inoltre, scorrendo le fotografie, sembrava che fosse davvero passata la rivoluzione. Così ho deciso di collocare la storia in una serie di ambienti che ricordano la reggia ma che vengono lentamente spogliati, svuotati, depredati... Ho voluto ricordare che di fatto lo “Chénier”, come dramma musicale, non ha “visto” solo la Rivoluzione Francese ma molte altre guerre per tutto l’Ottocento: mi è piaciuto mettere in scena anche le altre rivoluzioni, come fossero tutti preludi di morte».

Per quanto riguarda i cantanti, commenta: «Ho fatto un lavoro splendido con Saioa Hernández, che due anni fa ho diretto in Wally; e Claudio Sgura, artisti generosi che danno molto sulla scena. Devo dire che non è sempre così; alcune volte i cantanti sono restii a recitare. Dello spettacolo trovo che sia particolarmente riuscito il cambio a vista tra primo e secondo atto, che resta anche il mio preferito, insieme al quarto atto con il duetto finale».

Nel cast, accanto a Sgura e alla Hernández che l’anno scorso sempre al Valli ha raccolto un grande successo personale in “Gioconda”, vi è il tenore Martin Muehle nel ruolo del titolo. Aldo Sisillo dirige l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna e l’associazione Coro Lirico Terre Verdiane - Fondazione Teatro Comunale di Modena, preparato da Stefano Colò. —



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