“Andrea Chénier” replica al Municipale Saioa Hernández è la bella Maddalena
Il soprano torna a Reggio dopo il successo alla Scala «Questo personaggio mi piace molto perché cambia»
Sono tre anni consecutivi che il pubblico del Valli riserva a Saioa Hernández un’accoglienza speciale. È successo due anni fa con Wally e nell’aprile scorso con Gioconda. In particolare gli spettatori che gremivano il teatro, nel corso della seconda recita dell’opera di Ponchielli per lei hanno più volte manifestato un entusiasmo incontenibile.
L’altra sera il soprano spagnolo si è ripetuta, interpretando in modo incantevole Maddalena in Andrea Chénier di Umberto Giordano (replica oggi pomeriggio alle 15.30 al Valli). Ancora una volta, Saioa si è dimostrata capace di regalare rari momenti d’intensità; da apprezzare la pienezza di un canto denso, capace di modularsi all’interno di un ampio spettro dinamico mantenendo sempre i suoni pastosi che si sanno plasmare dentro l’orchestra; in particolare si sottolinea l’espressività dell’aria “La mamma morta” accolta, al termine, da uno scroscio di applausi.
Come quelli che ha ottenuto nel dicembre scorso: un successo personale pieno nell’Attila di Verdi, titolo d’apertura della stagione del Teatro alla Scala. Da allora, naturalmente, la sua carriera ha preso il volo, facendo registrare un’ulteriore virata. Ciò nonostante la Hernández continua a non atteggiarsi da diva, conservando un modo di fare per nulla sofisticato. «Ricordo di aver iniziato alla Scala dopo quella bellissima ultima recita di Gioconda al Valli – racconta – alla quale ha assistito il direttore-casting del teatro milanese; quasi contemporaneamente avevo recite di Tosca a Parma. In quel periodo, appunto, Chailly mi volle ascoltare e io vi andai tra l’altro in una situazione non proprio ottimale in quanto bloccata con la schiena. Sono entrata alla Scala (dove non avevo mai cantato, anzi non vi avevo mai messo piede e nessuno mi conosceva) con una certa ansia, anche se per natura sono ottimista... Dicevo a me stessa: “Quel che sarà sarà”, ma la preoccupazione c’era. A causa del mal di schiena mi sono presentata in scarpe da tennis, senza tacchi e per di più quello che ho cantato davanti a Chailly era tutto nuovo non l’avevo fatto nemmeno per studio».
E Chailly cosa le disse?
«Sono rimasta un po’ perplessa perché esordì così: “Io ti conosco da youtube...”. Evidentemente aveva investigato sulla mia vocalità. Così gli cantai subito dall’Attila “Santo di patria”, quindi “Ecco l’orrido campo” da “Un ballo in maschera”. E alle fine senza tanti preamboli mi disse: “Facciamo la prima insieme”!».
Dopo come è stata la preparazione?
«Pur essendo molto esigente (bisogna esserlo), mi ha sostenuto tanto, ripetendo che per Odabella avevo una vocalità perfetta. Poi mi diceva: “Voglio che tu sia come una tigre”. Per ogni giorno di prova abbiamo compiuto un significativo passo in avanti».
Come è cambiata la sua carriera dopo La Scala?
«Mi si sono aperte le porte di molti teatri, il mio nome sta girando di più e molta gente in Italia ed Europa mi scrive sui social».
Un ricordo delle opere che in questi anni ha cantato nei teatri emiliani?
«È vivissimo, a partire dalla Wally. In particolare al Valli, siccome sono sempre state ultime recite, credo di aver fornito sempre le prove migliori: più sicura, con i ruoli maturati... Sono parti impegnative che ho pensato di affrontare tenendo presente la base del “bel canto”».
E Maddalena?
«Essendo un ruolo più centrale e prettamente lirico, non è così arduo come gli altri due. Cerco sempre di dare al canto tanti colori. Mi piace come è scritto, e poi presenta momenti intensi e drammatici. Non solo l’aria “La mamma morta”, ma anche il duetto finale così carico di un senso di morte. Approvo la lettura che ne ha dato il regista Nicola Berloffa per il quale, all’inizio dell’opera, Maddalena appare come una ragazzina capricciosa e annoiata che non vuole sapere niente di politica, poi quando si sente coinvolta e le ammazzano la madre cambia. Faccio di tutto per fare capire questo mutamento. Tuttavia essendo un’opera cosiddetta “verista” si dice tutto con la musica». —
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