Gazzetta di Reggio

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Foroni a tu per tu col passato La sua Via Crucis dei poveri nella chiesa di San Girolamo

Roberto Fontanili
 Foroni a tu per tu col passato La sua Via Crucis dei poveri nella chiesa di San Girolamo

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Tra le tante mostre di Fotografia Europea una certamente non sarà scontata o banale, come a volte accade. Ed è quella che Ermanno Foroni proporrà nella chiesa di San Girolamo dove reinterpreta attraverso i suoi scatti la “Via Crucis dei poveri” di don Primo Mazzolari. Ma parlando con Foroni era impossibile non partire dalla mostra di Salgado (in corso a Binario 49 e allo Spazio Gerra) che come lui utilizza la macchina fotografica come uno strumento potente di denuncia. «Erano gli altri – racconta – a ritrovare Salgado nelle mie foto. Ho cominciato a scattare quando ancora non lo conoscevo e mi hanno etichettato così, in particolare da quando nel 1986 è uscito il mio lavoro sulle miniere. È un paragone che non mi dispiace, anzi. Ma penso che ogni fotografo abbia una sua specifica personalità che nel mio caso ho coltivato in 30 anni di lavoro in giro per il mondo. La mostra di Salgado è comunque un bel regalo alla città grazie all’impegno dei ragazzi di Binario 49».

Lei invece cosa sta preparando per Fotografia Europea?

«Avevo cominciato a sviluppare un lavoro su Haiti assieme all’associazione Francesca Rava di Milano, poi lo scoppio della guerra civile in quel paese non mi ha permesso di concludere il progetto che sarebbe stato esposto nel mio atelier in via Due Gobbi. Allora ho riaperto il mio archivio e sto preparando un progetto che ruota intorno al gioco inteso come legame tra le persone, ma devo ancora scegliere il titolo definitivo. Sempre per Fotografia Europea sto lavorando a un altro progetto nato da un’idea del mio amico Enrico Reverberi e di don Eugenio Morlini, che prende spunto dalla Via Crucis dei poveri di don Primo Mazzolari».

Anche la location sarà particolare?

«Potendo scegliere tra le tante fotografie scattate in questi anni non ho fatto fatica a rispettare le 15 stazioni della Via Crucis, adattando gli scatti ai singoli titoli. Nel farlo, tra l’altro, è come se avessi rivissuto la mia Via Crucis dei poveri, incontrando tutti quelli che ho ritratto in questi anni. Come nel caso del condannato che ho fotografato in un manicomio in Afganistan, e che ha in sé una fortissima carica di solitudine. Una sensazione che avevo avuto immediatamente ancora prima di scattare».

Ma lei cosa prova quando scatta le sue fotografie?

«In quel momento c’è l’uomo, il rapporto con la persona che stai fotografando. Lo scatto è solo la logica conseguenza per documentare la vita grama di queste persone. Nel caso dalla donna piangente sulla tomba del figlio di soli 28 anni, ucciso in guerra, e che ho scattato in un cimitero di Sarajevo, non è stata una foto rubata, ma uno scatto che voleva raccontare il dolore di quella madre. Nelle mie foto non c’è la ricerca del sensazionalismo, ma una forte partecipazione emotiva. Tutte le foto in mostra raccontano piccole storie di un grande dolore, tragedie di vita quotidiana».

Quando si potrà visitare la mostra?

«L’esposizione, resa possibile grazie grazie all’aiuto del sindacato Pensionati Cisl Emilia Romagna, aprirà il 10 aprile nella chiesa di San Girolamo, e sarà anche visitabile in occasione delle Giornate del Fai. L’inaugurazione ufficiale è fissata alle 19.30 con un convegno di approfondimento». —



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