Gazzetta di Reggio

Le bellezze segrete di Reggio Emilia svelate dalle studentesse del liceo classico Ariosto

Andrea Mastrangelo
Le bellezze segrete di Reggio Emilia svelate dalle studentesse del liceo classico Ariosto

Una piccola folla ha seguito la passeggiata culturale fra Porta Castello e la Ghiara, scoprendo gioielli sconosciuti

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REGGIO EMILIA. Una buona idea. È così che deve essere definita l’iniziativa del liceo classico Ariosto che offre una opportunità unica: conoscere i segreti di questa città trovando un nuovo valido motivo per amarla.

Il dibattito se Reggio Emilia sia o non sia una città turistica non è nuovo e la Gazzetta in questi ultimi anni si è fatta essa stessa promotrice di diverse iniziative con lo scopo di stimolare interesse. Proprio domenica pomeriggio, in concomitanza con l’attività del liceo, a Palazzo Magnani si svolgeva la visita guidata alla mostra di Jean Dubuffet riservata ai lettori del nostro giornale. Se la capacità di Reggio di attrarre turismo può essere oggetto di discussione, di sicuro non può essere messa in dubbio la presenza di un patrimonio culturale di primo piano che non chiede altro che di essere riscoperto e utilizzato.

La riprova è venuta, ancora una volta, domenica pomeriggio quando il marciapiede fra via Ariosto e viale Montegrappa è stato interamente occupato da una piccola folla di reggiani di età diverse: i partecipanti al percorso guidato fra la storia e l’arte di una porzione del centro, quella fra Porta Castello e la Basilica della Ghiara.

L’iniziativa, al suo terzo anno, è del liceo classico insieme all’Officina educativa del Comune e alla cooperativa sociale reggiana educatori. In sostanza, tre studenti trasferiscono le proprie conoscenze su Reggio Emilia a una platea di cittadini che li segue in un viaggio illustrato. Il gradimento negli anni passati è stato tale che adesso per queste visite si deve ricorrere al numero chiuso, all’iscrizione, anche se la comitiva in movimento finisce per attrarre una fetta del passeggio domenicale. Il ché testimonia già da sé il successo dell’idea. A riprova che quando una proposta culturale è valida, la risposta arriva subito.

Le guide d’eccezione a questo percorso sono state le studentesse Matilde Grasselli, Deborah Zanni e Sofia Battipaglia, allieve della professoressa Lucia Gramoli. Come sottolineato da uno fra i partecipanti al pomeriggio culturale, troppe volte si guarda senza osservare. Le tre ragazze dell’Ariosto hanno offerto l’occasione per imparare ad osservare, cominciando da viale Montegrappa dove c’è ancora l’ultima presenza dell’antica Porta Castello. Solo che nessuno se ne accorge, perché il vecchio arco oggi è inglobato in una casa.

Quel vecchio palazzone conosciuto come “Casa del mutilato” è lì da quasi cent’anni e al di là delle ragioni che spinsero a costruirlo (l’assistenza alle vite devastate dalla Grande Guerra) oggi, dopo una efficace opera di restauro, rappresenta una testimonianza della promiscuità di stili che caratterizzò l’epoca fascista, quando l’ideologia e la retorica si esprimevano anche attraverso l’architettura.

E tanta è la storia che si ritrova anche in piazzetta Pignedoli, dove quella di Sant’Agostino non è l’unica chiesa. Ce n’era anche un’altra, all’incrocio con via Bardi; luogo di culto che dopo una serie di trasformazioni che lo portarono a ridursi a scuderia, oggi è una casa privata dal grande fascino, in cui è ben visibile la vecchia facciata. Basta osservare, come hanno insegnato le ragazze dell’Ariosto.

E anche quando si crede che tutto sia stato detto e scritto, si scopre che c’è ancora da imparare, a cominciare da quei monumenti che anche in questi giorni stanno affrontando un nuovo percorso di vita: come la Ghiara, che adesso ha una nuova illuminazione, o come l’obelisco, che per i reggiani continuerà sempre ad essere “la guglia” ma che fra breve si mostrerà in un paesaggio rinnovato, al centro di una fontana. La riprova che l’arte e la cultura non sono recinti da osservare con distacco ma realtà che entrano nelle nostre vite. Con un grazie alle studentesse dell’Ariosto che ce l’hanno ricordato.

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