tempo-libero

Ritorna a Reggio Fotografia Europea, “Legami” l’intrigante filo conduttore

È il tema dell’edizione 2019 che partirà il 12 aprile per concludersi il 9 giugno con decine di mostre ed eventi collaterali


05 marzo 2019 Cristina Orsini


REGGIO EMILIA. Venticinque mostre allestite nei palazzi storici della città; altre nove tra Reggio Emilia, Rubiera, Parma, Ravenna, Bologna e Modena. E poi la vetrina del circuito off con trecento tra esposizioni e appuntamenti, le letture portfolio, i workshop, i laboratori per i bambini e gli eventi collaterali: convegni, focus, concerti, performance e uno spazio legato all’editoria.

Nella quattordicesima edizione di Fotografia Europea – le tre giornate inaugurali anticipate al 12,13,14 aprile «per ragioni elettorali», come ha sottolineato l’assessore regionale alla cultura Massimo Mezzetti – non manca proprio nulla.

LE RELAZIONI. Un’edizione del festival che celebra i grandi maestri della fotografia ma il cui cardine continua ad affondare nella contemporaneità, dedicata, per l’edizione 2019, al grande e composito tema dei “legami”. “Intimità, relazioni, nuovi mondi”, questo il titolo della kermesse che si concluderà il 9 giugno – presentata ieri mattina a Bologna nella sede della Regione e che indaga, attraverso le centinaia di immagini che verranno messe in mostra, le relazioni nella loro totalità: da quelle interpersonali a quelle sociali, i rapporti tra l’individuo e la tecnologia, le relazioni tra il presente e la storia e dell’essere umano con i tanti mondi del possibili.

«Si tratta – ha spiegato il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi – di una tematica estremamente delicata e di grande rilevanza per la società contemporanea». Il sindaco ha sottolineato come la manifestazione, negli anni, sia uscita dall’ambito reggiano «per coinvolgere istituzioni a livello regionale e nazionale. È un’operazione culturale che ha il carattere d’area vasta, che nasce dalla collaborazione tra pubblico e privato e che lavora in sinergia con molte realtà». Un’eccellenza, nel mondo dei festival internazionali di fotografia, che Vecchi rivendica: «C’è stato chi avrebbe voluto scrivere la parola fine su Fotografia Europea e chi, invece, proponeva di renderla biennale, noi invece ci abbiamo scommesso facendola crescere ancora. Oggi il festival rappresenta quel modello di città che per lo sviluppo punta su cultura e creatività».

CULTURA E ECONOMIA. Cultura come volano per la crescita anche dell’economia del territorio. È stato Davide Zanichelli, presidente della Fondazione Palazzo Magnani, a darne la rappresentazione numerica: «Grazie a uno studio compiuto dall’Università – ha detto – l’edizione dell’anno scorso di Fotografia Europea, è stato calcolato abbia portato 4 euro e 7 centesimi per ogni euro speso per organizzarla grazie al coinvolgimento di professionisti, artisti e di tutto l’indotto». Secondo Zanichelli, il valore aggiunto del festival «sta anche nel ruolo strategico della Fondazione che è riuscita a mettere in rete moltissime istituzioni culturali che hanno collaborato nelle produzioni». E davvero sono tante: da Collezione Maramotti e Atelier dell’Errore Big di Reggio Emilia; a Linea di confine per la fotografia contemporanea di Rubiera; alla Fondazione Modena arti visive; al Museo dell’arte della città di Ravenna e all’Osservatorio fotografico sempre di Ravenna, per arrivare al Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma e alla Manifattura di arti e sperimentazione tecnologica (Mast) di Bologna.

FOCUS SUL GIAPPONE. È toccato a Walter Guadagnini, direttore artistico di Fotografia Europea, esperto di storia della fotografia e di cultura pop italiana e mondiale, illustrare i contenuti del festival. A partire proprio da una delle immagini simbolo dell’edizione di quest’anno di Fotografia Europea: lo scatto dell’artista francese, che trascorre lunghi periodo di tempo in Giappone, Justine Ermand, nella quale un uomo guarda un robot dalle sembianze umane e ne viene ricambiato. Una maniera “altra” per declinare i “legami” questa volta tra uomo e macchine e tra spiritualità e tecnologia. «È l’opera – ha sottolineato Guadagnini – che sintetizza tutti i temi di questa edizione: si tratta di un video nel quale c’è un dialogo muto tra il corpo di un ballerino e un robot che si muovono assieme, confrontando le loro diversità. Fotografia Europea vuole mettere in scena i rapporti tra le persone e le culture, tra i saperi dal punto di vista individuale e collettivo, il privato e il pubblico». E non è un caso che di Giappone si parli, perché è il Paese ospite dell’edizione 2019 di Fotografia Europea, dopo il Sudafrica del 2017 e l’Iran del 2018.

«Quest’anno – ha detto quasi scherzano Guadagnini – abbiamo un numero smodato di mostre». Il percorso inizia, anche dal punto di vista temporale, da Palazzo Magnani e da Palazzo da Mosto con la retrospettiva del fotografo tedesco, naturalizzato americano, Horst P. Horst, e l’antologica di Larry Fink, «che ha costruito l’intera mostra – ha spiegato Guadagnini – sul tema suggeritogli, concentrandosi unicamente sui legami». «Attraverso i grandi maestri – ha concluso il direttore artistico di Fotografia Europea – e i tanti rappresentanti delle generazioni più giovani, vogliamo scoprire i legami profondi tra le persone ma anche tra la fotografie e il mondo». —


 

Gruppo SAE (SAPERE AUDE EDITORI) S.p.A, Viale Vittorio Alfieri n.9 - 57124 Livorno - P.I. 0195463049


I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.