Gazzetta di Reggio

Questa sera 

Recital di Alberto Arbizzi per la stagione della Far nella chiesa di San Filippo

Giulia Bassi
Recital di Alberto Arbizzi per la stagione della Far nella chiesa di San Filippo

Protagonista un grande concertista e storico insegnante di pianoforte all’Istituto Peri. In programma Liszt, Chopin, Schubert e Schumann 

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Una proposta musicale imperdibile ci regala la Far, questa sera alle 21, nella chiesa di San Filippo, con il recital di Alberto Arbizzi, concertistica e storico insegnante di pianoforte all’Istituto Peri dove lavora dal 1987; molto riconosciuta ed apprezzata è la sua dedizione all’insegnamento che effettua in master e corsi di perfezionamento anche fuori, in giro per l’Italia. Stasera il pubblico lo apprezzerà come interprete attraverso un programma che si apre niente meno che con Liszt per poi passare a Schubert, Schumann e Chopin, ovvero i classici del pianoforte romantico.

«Per suonare Liszt – ci dice Alberto Arbizzi – ho una naturale predisposizione. Liszt era famoso per il virtuosismo che non è mai fine a stesso ma pone problemi seri: in certi momenti, come nel celebre Notturno, è lirico e espressivo, dentro si scorge il pianista che è in lui. L’altro pezzo è il difficilissimo Sonetto 104 del Petrarca, che fa parte delle suggestioni legate ai suoi viaggi in Svizzera e Italia della quale amava anche la letteratura. Liszt proprio a Milano ha inventato il recital “mettendo in croce” in seguito noi pianisti poiché suonava a memoria! Ci ha condannato».

Arbizzi deva la sua formazione a Rinaldo Rossi, della scuola di Guido Agosti, maestro straordinario che ha formato grandi pianisti; diversi i concorsi vinti come lo Schubert a Torino. Dopo Liszt, interpreterà gli Improvvisi di Schubert tra i pezzi più conosciuti che rientrano anche nei programmi di Conservatorio «e solo apparentemente semplici: ad ingannare è la loro fluidità ed immediatezza. Poi di Schumann eseguirò Arabesque: una musica articolata che si può suddividere in attimi costituiti da situazioni contrastanti, passa ad esempio dalla pura forza al lirismo in un attimo. Da questo si possono intuire i problemi di natura psicologica che colpirono l’autore spingendolo al tentativo di suicidio. Poi Chopin che sento particolarmente: non si può parlare di pianoforte senza di lui e pensare che nei Conservatori non è obbligatorio studiarlo, pazzesco. Concluderò il concerto con il suo Bolero, il cui ritmo di marcia militare fa pensare alla sua amata Polonia».

Tra gli obiettivi prioritari di Alberto Arbizzi, come insegnante, riuscire a dare uno sbocco agli allievi, quelli più bravi che sono tanti, uno di questi è Simone Sgarbanti.

«Sono preoccupato per il loro futuro. Non riuscire a dare un posto mi fa star male, perché sono ragazzi che possano vivere la musica pienamente nella loro vita come sto facendo io. Un buon insegnante deve dare l’esempio facendo anche concerti, deve avere un metodo e la sua persona presentare certi parametri che è come dire avere la forma mentale che ti fa diventare un vero professionista». —





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