Gazzetta di Reggio

L’Officina del Battagliero, colta e folk

Giulia Bassi
L’Officina del Battagliero, colta e folk

Intervista a Francesco Gualerzi (clarinetto e sax) domani sera con il mitico gruppo al teatro De André di Casalgrande

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La domanda è “Conoscete il valzer Battagliero”? Certamente sì! È uno dei brani più apprezzati e suonati dalle orchestre da ballo italiane, ed è nato a Barco di Bibbiano terra di grandi musicisti e “culla” del Parmigiano-Reggiano. L’autore è Tienno Pattacini (nato nel 1908), che ritenne di farne il proprio cavallo di battaglia. Con l’intento di recuperare e divulgare in modo essenziale e puro, lo stile e il linguaggio della musica folcloristica nata tra la fine del’ ‘800 e i primi anni del ‘900 nella Val d’Enza, si è costituita L’Officina del Battagliero formata dallo storico Glauco Caminati (fisarmonica) che a 16 anni ha iniziato la sua esperienza musicale, con l’orchestra di Tienno Pattacini, quindi ha proseguito con il figlio Iller Pattacini; poi Francesco Gualerzi (clarinetto, saxofono e produttore) che dal 1993 al 1998 è stata la voce dei Nomadi; quindi Adelmo Sassi (chitarra), Valentino Spaggiari (trombone e bombardino), Marco Bortesi (basso e contrabbasso) e Riccardo Bontempelli (batteria). Proprio il valzer “Battagliero” con l’aggiunta di un testo di Adelmo Sassi, è diventato l’Inno ufficiale del Parmigiano Reggiano dal titolo Re dei Re. Domani sera L’Officina del Battagliero si esibirà al De André di Casalgrande e il 28 marzo al Novecento di Cavriago e altri concerti saranno dedicati a Tienno Pattacini.

Gualerzi, mi faccia un po’ di storia?

«Nei primi anni Trenta, Tienno aveva già una sua orchestra in cui suonava il clarinetto e per la quale scriveva brani da ballo e da concerto. Pattacini fu un compositore molto prolifico, il suo repertorio comprende più di mille brani fra valzer, mazurche, polche e tanghi. Questo tipo di folclore arriva dal Romanticismo espresso da Giuseppe Verdi. Infatti lo stile del “Concerto a Fiato Cantoni” di Parma (origine 1861), ricorda molto le sonorità delle “bande di palcoscenico”, usate spesso nelle sue opere. Oltre al Concerto Cantoni vi furono i Pinazzi, i Barcaroli, Galli, Casanova e pochi altri. Tienno Pattacini, giovanissimo e virtuoso clarinettista, fece parte della seconda generazione del concerto a fiato Cantoni, e fu lì che assimilò lo stile che poi traspose con abilità nel proprio repertorio che negli anni andò in parte accantonato».

Chi sono i Pattacini?

«Tienno, Iller e Imer; tre omoni dall'aspetto gigantesco dal carattere tosto e burbero che incuteva soggezione a tutti. Tre musicisti di grande spessore e con singolari caratteristiche. Tienno, il padre, aveva inventato uno stile, composto centinaia di brani ballabili uno più bello dell'altro. Iller, il figlio maggiore, era un talento straordinario, pluristrumentista, arrangiatore e direttore d'orchestra. Imer, il più giovane, bravo e versatile pluristrumentista si è dedicato principalmente al teatro. Su di loro, una specie di Guareschi americano avrebbe potuto scrivere una serie di racconti e un Sergio Leone un film con Clint Eastwood. Barco, Bibbiano, Cavriago e paesi limitrofi,Parma e tutta la val d'Enza erano orgogliosi di Pattacini».

E il valzer Battagliero?

«Tienno suonava il sassofono e ai suoi tempi non c’era musica scritta per quello strumento, così si è messo a scriverla lui. Il Battagliero del 1933 per sassofono solista, è diventato subito il suo cavallo di battaglia, il più amato dei brani del suo repertorio».

Le caratteristiche dell’Officina del Battagliero?

«Oggi è l’unica realtà musicale in grado di riproporre fedelmente questo stile “battagliero” alla Pattacini. Ricompone un anello mancante fra musica colta-classica e musica folcloristica, tra passato e futuro nel grande albero genealogico storico-musicale». —





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