Scarda al Kessel con “Tormentone”: «Perché scriverlo è stato doloroso»
Il cantautore questa sera presenta il suo secondo album «Dentro c’è molto della mia vita e delle mie storie»
Questa sera (ore 22.30) al circolo Arci Kessel di Cavriago arriva Scarda. Classe 1986, al secolo Domenico Scardamaglio, Scarda è un cantautore di origini calabresi, romano d’adozione. Il primo album “I piedi sul Cruscotto” è uscito nel 2014. Nello stesso anno ha ricevuto la candidatura ai David di Donatello per la colonna sonora del film “Smetto quando voglio” di Sydney Sibilia. La collaborazione col regista è continuata anche per i due sequel, “Masterclass” e “Ad Honorem”. L’anno scorso, uscito per Bianca Dischi e anticipato da tre singoli, è finalmente arrivato il suo secondo album, “Tormentone”, che il musicista presenterà dal vivo proprio sul palco del Kessel. Ecco che cosa ci ha raccontato.
Come nasce questo nuovo album?
«È arrivato quattro anni dopo il primo, anche perché nel frattempo sono cambiate un po’ di cose, soprattutto per quel che riguarda il sound. È un disco meno acustico, più elettronico: un disco acustico, “I piedi sul Cruscotto”, lo avevo già fatto. Anche gli argomenti però sono cambiati, un po’ per via delle mode del momento, un po’ anche perché volevo esprimermi in un altro modo».
La sua musica si rifà anche al cantautorato. Quali sono le sue fonti di ispirazione?
« Certo, sono un vero e proprio cantautore. Amo molto i grandi classici italiani, quindi Fabrizio De André, Lucio Dalla… ma anche Battiato, che è stato uno dei primi, in quegli anni, a sperimentare sul fronte dell’elettronica. Poi ci sono anche i contemporanei: ascolto tanta musica indie, da Brunori Sas a Motta, ma anche qualche artista un po’ più pop come The Giornalisti e Calcutta. Quello che cerco sempre di fare, in ogni caso, è la poesia».
Di cosa parla “Tormentone”? C’è un filo conduttore?
«Si chiama “Tormentone” perché scriverlo è stato un tormento interiore. Anche se non è un concept album, un filo conduttore c’è: ed è lo stare insieme, con tutto ciò che comporta. Le dinamiche dei rapporti di coppia, nel bene e nel male. Anche per questo è stata una sofferenza, dal punto di vista emotivo: nello scrivere, in questi quattro anni, ci ho messo molti argomenti che mi hanno, appunto, tormentato. C’è molto della mia vita: alcune cose le ho inventate, ma spesso sulla base di altre che invece avevo vissuto. E succede che le persone si rivedono nelle mie canzoni».
Che rapporto ha con il pubblico?
Ora i fan si tengono molto in contatto con l’artista, ti seguono, ti scrivono su Instagram… io cerco di rispondere più o meno a tutti. Anche dopo un concerto mi piace stare con le persone, ascoltare le loro storie. La cosa più bella è vedere tutta questa gente che conosce le tue canzoni. E lo fa perché ritiene di provare un’emozione. I concerti sono raduni di gente che vuole sognare».
A proposito di sogni, come ha iniziato a suonare?
«Ho iniziato a scrivere e ho messo qualche pezzo su YouTube, e da lì ho visto che riscuotevo consenso. Poi è successo che, una sera, mentre suonavo in un locale, tra il pubblico c’era anche la ragazza del regista di “Smetto quando voglio”. Ed è stato lui a chiedermi di scrivere una canzone per il film. È stata la prima volta che ho scritto su commissione».
E ora cosa c’è in programma?
« Per il momento, come va di moda adesso, uscirà qualche singolo post-album. Poi quest’estate mi dedicherò ai festival e ai live. Non aggiungo altro, ma in realtà scrivere musica per me è un processo quotidiano: tutti i giorni leggo e prendo appunti, soprattutto sottolineo le frasi che mi colpiscono, che mi ispirano». —
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