Gazzetta di Reggio

ARTE REGGIANA 

Legno e grafite, così prendono vita le grandi Teofanie di Omar Galliani

Legno e grafite, così prendono vita le grandi Teofanie di Omar Galliani

L’artista fino al 28 aprile all’Oratorio di Santa Caterina di Ponte a Ema, a due passi da Firenze

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REGGIO EMILIA. Scrigno del Trecento, con il suo interno riccamente affrescato nel XIV secolo da Spinello Aretino, l’Oratorio di Santa Caterina delle Ruote, nei pressi di Ponte a Ema, a due passi da Firenze, ospita da sabato scorso (e fino al 28 aprile) la mostra “Teofanie, Opere di Omar Galliani”, organizzata dal Comune di Bagno a Ripoli, con la collaborazione delle Gallerie degli Uffizi e della Tornabuoni Arte.

LA SFIDA

«Con la mostra del Maestro Galliani – dice il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini – ci poniamo l’obiettivo di accompagnare il pubblico fuori dai circuiti più battuti dell’arte. Stavolta intraprendiamo anche la sfida dell’arte contemporanea. Ringrazio profondamente la Galleria Tornabuoni Arte e le Gallerie degli Uffizi che hanno reso possibile l’esposizione». “Teofanie” crea un’inedita relazione tra gli affreschi con le Storie di Santa Caterina e le grandi tavole di Galliani. L’artista reggiano è considerato un maestro indiscusso del “disegno italiano” e ricostruisce la classicità e la pittura antica con una sua particolare cifra contemporanea. Nelle sue monumentali tavole utilizza una finissima tecnica rinascimentale, caratterizzata dall’accuratezza del tratto della matita che richiama, nell’anno del suo cinquecentenario, i fogli a pietra nera o rossa di Leonardo da Vinci. Il punto di partenza è la superficie bianca, chiara, in questo caso del supporto ligneo del pioppo, su cui traccia segni con matita o carboncino che si accumulano fino a prendere matericamente vita, a rivelare una superficie nella penombra, che sia la pelle del corpo umano, uno specchio d’acqua o un oggetto.

L’ESPOSIZIONE

Nelle opere qui esposte, che comprendono anche l’Autoritratto proveniente dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della collezione delle Gallerie degli Uffizi, le sfumature del nero si contrappongono al caleidoscopio di colori delle decorazioni interne all’architettura trecentesca. Il linguaggio di Galliani è inconfondibile, da una parte emerge l’abilità mimetica e tecnica, dall’altra la capacità poetica di superare la materia e smaterializzare, sublimandoli, figure e oggetti. Un nuovo cosmo fatto di pianeti e simboli ricorrenti che nasce da una profonda riflessione sulla storia e la natura del disegno nell’arte.

«Non realizzo progetti o studi preparatori per le mie opere – spiega Omar Galliani a proposito delle Teofanie –. Le mie grandi tavole sono realizzate essenzialmente attraverso la basicità di due materiali: il legno, la grafite e in mezzo il soggetto. L’avvicendarsi delle due componenti essenziali generano l’opera. L’origine del soggetto è sfuggente, la sua configurazione si dà attraverso il tempo e la dilatazione del disegno». —

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