Sandro Lombardi all’Asioli con un Casanova depresso «È vecchio e... non piace più»
Lo spettacolo di Federico Tiezzi è in scena stasera e domani alle 21 «Emergono gli aspetti perdenti»
CORREGGIO. Non finisce mai di interessare la figura di Giacomo Casanova del quale, fino ai nostri giorni, continuano ad occuparsi scrittori, romanzieri, registi, coreografi.
A questo proposito è del 2014 lo spettacolo firmato da Federico Tiezzi, basato sul romanzo di Arthur Schnitzler, in scena questa sera e domani (ore 21) al Teatro Asioli di Correggio con protagonista Sandro Lombardi che da anni collabora con Tiezzi per progetti legati a pièce teatrali creati su opere della fine del 1800 e inizio 1900. In questo senso “Il Ritorno di Casanova”, del 1918, costituisce uno dei capolavori dello scrittore austriaco in cui il cuore freudiano dello scontro fra Amore e Morte rivela anche la tragicommedia della coscienza moderna, segnata dall’angoscia della fine di un’epoca felice.
«Lo spettacolo ha cinque anni ed è ancora in repertorio – spiega Sandro Lombardi –. Faceva parte di una trilogia sul tema dell’amore che comprendeva il proustiano “Un amore di Swann” e “Non si sa come” di Pirandello. Nel primo caso si tratta dell’amore che nasce con una persona a proposito della quale, ben presto, non la si riconosce come il proprio tipo, mentre per Pirandello si tratta del tema della gelosia, tanto profondamente sviscerato».
E a proposito di Casanova di Schnitzler?
«Il tema è quello dell’amore impossibile per la differenza d’età... ed è questo il motivo che mi ha spinto a mettare in scena Casanova».
In che senso?
«Qui Casanova si sente vecchio. Ma ha 53 anni! C’è da dire che la chirurgia estetica all’epoca non esisteva e nemmeno i dentisti lavoravano tanto... Casanova secondo Schnitzler è malinconico e depress, desidera rientrare a Venezia come entrare nel grembo materno. Ma prima di arrivare nella sua amata città si ferma a Mantova da un amico, dove conosce la giovane Marcolina che lo colpisce... e non per il fatto che sia attraente ma perché lei non lo calcola: lo guarda con indifferenza. Non è impressionata dalla sua fama né dal fascino dell’avventuriero».
E la reazione di Casanova?
«In lui che aveva gettato le armi, si risveglia la passione erotica, l’orgoglio e la necessità di sentirsi ancora giovani... quindi con un furbissimo e turpe stratagemma riesce ad avere la ragazza, ma il prezzo è una sconfitta che lo condanna definitivamente alla vecchiaia».
Qual è stata la difficoltà maggiore che ha trovato nell’interpretare questo ruolo?
«Non ho trovato difficoltà perché dovevo dare di Casanova un’immagine malinconica. Mi sarei trovato a disagio ad interpretare lo stereotipo vincente, sempre sulla cresta dell’onda; invece qui di Casanova emergono gli aspetti “perdenti”. Come nel film di Fellini, dove il nostro appare come un minichino, una macchina da sesso più che un uomo appassionato».
Come spiega il successo dello spettacolo?
«Forse non spetta a me dirlo, ma... dalla miracolosa combinazione del testo con una regia attenta e misurata. Da parte mia, lavoro con grande passione e adesione a capolavori meravigliosi come “Il ritorno di Casanova” di Schnitzler il cui testo è attraente, carico di elementi romanzeschi e dove il nostro che lotta fino all’ultimo, pur di non risultare sconfitto, scenderebbe a patto con il diavolo. Ma questa volta gli è fatale proprio lo stratagemma da lui ordito!». —
Giulia Bassi
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