Gazzetta di Reggio

Tutti in fila al Tecnopolo con un unico sogno: «Chissà che sia il mio trampolino di lancio»

Rebecca Poluzzi
Tutti in fila al Tecnopolo con un unico sogno: «Chissà che sia il mio trampolino di lancio»

Reggio Emilia, tempo di casting per un posto nella fiction “La guerra è finita” di Michele Soavi prodotta da Palomar 

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REGGIO EMILIA. Può essere la loro grande occasione, ma anche la tua. Un possibile trampolino di lancio per una radiosa carriera cinematografica.

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Lo sanno bene i numerosi aspiranti attori che si sono presentati alla due giorni di casting al Tecnopolo in piazzale Europa, dedicati alla ricerca di giovani talenti che presteranno il volto ai personaggi della nuova serie televisiva intitolata “La guerra è finita”, diretta da Michele Soavi e prodotta da Palomar.

LA STORIA
La storia, ambientata nel secondo dopoguerra italiano, è liberamente ispirata a personaggi e fatti accaduti dopo il 1945, quando bambini, adolescenti e adulti, reduci dai campi di concentramento e vittima delle conseguenze della lacerante guerra, si riuniscono per costruire dalle fondamenta una nuova vita. Le audizioni hanno vantato l’affluenza di tantissimi attori in erba, pronti a mettersi in gioco per ottenere uno dei ruoli da protagonista del prossimo progetto televisivo firmato dalla casa cinematografica romana.

Tra questi Giulio Cavaglià, diciottenne originario del Piemonte, che racconta: «Ho scoperto di questa opportunità due giorni fa e grazie all’aiuto dei miei genitori, ho colto la pazza idea di partire per Reggio Emilia e sostenere il mio primo casting cinematografico. La mia esperienza si basa prettamente sul teatro, ambito nel quale mi sono formato e continuo a recitare, tuttavia vorrei ampliare i miei orizzonti».

L’agitazione si fa sentire e Giulio prima di rimettersi le cuffiette per stemperare la tensione, aggiunge: «Voglio realizzare il sogno di poter diventare un attore professionista e per questo ho deciso di mettermi in gioco, non mi illudo, questo è solo un primo piccolo passo, ma sono determinato a dare il massimo».

Il SOGNO

Background teatrale che accumuna tante delle giovani promesse presenti, tra le quali Caterina Curti, 20 anni: «Ho seguito corsi di teatro tramite la scuola e con compagnie teatrali amatoriali, ora però cerco qualcosa di nuovo. Sul palco sento di riuscire ad esprimere un lato artistico che altrimenti non riesco a mostrare, così, ho deciso di mettermi alla prova con il cinema. Se anche dovesse andar male, sarà comunque stata un’esperienza di vita».

Tra i candidati c’è anche chi, come Gabriele La Torre, vive l’occasione come un’ennesima opportunità per farsi spazio nel mondo dello spettacolo: «Sono al mio quarto casting, dopo sei anni di teatro e la partecipazione ad un film indipendente, spero nella svolta. Un mio difetto è quello di essere molto emotivo e questo spesso compromette ciò che trasmetto, tuttavia persisto perché questo è quello che voglio fare».

E forse, tra coloro che nonostante la giovane età iniziano già a farsi un’idea su ciò che vogliono “fare da grandi”, c’è Riccardo Barbieri, dieci anni e alla sua seconda volta ad un casting: «La scorsa volta mi hanno preso per il film di Ligabue e mi sono divertito tantissimo, ho conosciuto altri bambini e abbiamo giocato con la palla tutto il giorno dovendo ripetere la scena. Recitare mi piace molto, ho iniziato con il teatro della scuola e alla prima volta sul palco tremavo dalla paura, ma ora è diventata la mia passione».

Un casting diventato occasione di condivisione tra padre e figlio, come racconta Federico Guidetti, accompagnato da papà Ferdinando: «È da quando ho 8 anni che voglio entrare nel mondo del cinema, è una passione che mi ha trasmesso mio padre. È il secondo casting a cui partecipo e la cosa buffa è che la scorsa volta hanno preso lui». —


 

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