Gazzetta di Reggio

la performance 

“Corpi Sonanti” alla Fonderia «La musica si fonde col gesto»

G.B.
“Corpi Sonanti” alla Fonderia «La musica si fonde col gesto»

L’Orchestra Giovanile del Peri sul palco insieme a due ballerini del Let’s Dance Gabrielangela Spaggiari: «Per “In-canto” siamo partiti dai versi delle balene»

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REGGIO EMILIA. Può il canto delle balene farci vivere un’esperienza di incantamento come accade con la musica e con la gestualità espressiva del corpo? Da questa domanda nasce la nuova performance di Corpi sonanti, “In-canto”, frutto del progetto didattico-artistico a cura di Arturo Cannistrà e Gabrielangela Spaggiari, in scena oggi alle 16 alla Fonderia in via della Costituzione 39 (sede di Aterballetto).

Ideato per un’orchestra composta da ragazzi dai 14 ai 18 anni, ogni anno acquista una sua specifica dimensione trovando una vasta adesione. Protagonisti di questo mix artistico l’Orchestra Giovanile del Peri e i danzatori Eleonora Fornetti e Federico Russo della scuola di danza Let’s Dance.

«L’obiettivo è quello di ripensare l’orchestra come uno spazio dinamico e creativo – spiega la Spaggiari – dove l’esperienza musicale si confronta con il gesto e il movimento espressivo. L’intento non è quello di far danzare i ragazzi, ma di far loro esplorare il proprio corpo in funzione espressiva durante l’esecuzione musicale, acquisendo una maggior consapevolezza performativa anche come strumentisti».

Eppure l’orchestra è una forma visivamente statica...

«Ma crea movimento con la musica. Così abbiamo deciso di provare a sperimentare e valorizzare le potenzialità espressive del corpo dello strumentista mentre suona. In questo senso abbiamo anche esplorato nuove disposizioni orchestrali, spazi acustici e nuove posture strumentali. E alla fine è venuta fuori un’immagine visivo-sonora più dinamica e creativa dell’orchestra».

Quali esperienze vivono i ragazzi con Corpi Sonanti?

«Non solo l’esperienza dell’ascolto della musica, necessaria per arrivare a maturare la capacità di stare dentro e contribuire alla costruzione di un senso musicale, ma anche l’ascolto del corpo e del contatto gestuale, del silenzio e del respiro che precede l’attacco musicale, dello sguardo che cerca la complicità con l’altro, delle proprie emozioni che, liberandosi, alimentano di quel senso musicale la sua espressività».

Come si sviluppa “In-canto”?

«Cerca di mettere in sinergia il canto delle balene con la musica (di Čajkovskij, Brahms e Wagner) e la gestualità del corpo, ha come principale intento educativo quello di stimolare nei ragazzi una sensibilità e uno sguardo verso ciò che di misterioso ed emozionante può ancora donarci la natura. Il tema legato ai cambiamenti climatici, nemmeno a farlo apposta, è trattato proprio in questi giorni a livello mondiale».

La riflessione è sull’incantamento che scaturisce dal canto primitivo delle balene?

«Da questo stupore nasce l’idea di provocare un incontro con la musica: all’inizio solo un fugace contatto, poi, nel corso della performance, il canto delle balene si unisce e si fonde con la musica mentre il corpo, poco alla volta, si trasforma in danza». —

G.B.

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