Soli Deo Gloria, quindici anni di musica andando alla ricerca di tesori di arte e cultura
Reggio Emilia, il direttore artistico Renato Negri illustra le novità del cartellone 2019. Dopo “Alif Aleph Alfa” nuove esperienze con i concerti ecumenici
REGGIO EMILIA. A ciclo continuo, valorizzando gli organi antichi, luoghi d’arte, unendo personalità di valore internazionale ad appuntamenti che fanno conoscere le più meritevoli realtà locali, “Soli Deo Gloria. Organi, Suoni e Voci della Città” è oramai una macchina perfetta con un motore rodato che da 15 anni riesce a rigenerarsi attraverso una proposta di alto profilo culturale.
È come un brand che unisce, in nome della musica antica, la Diocesi, le istituzioni pubbliche, parrocchie, e tanti privati che per ricordare i loro cari offrono concerti.
Ultimamente il direttore artistico Renato Negri ha aggiunto appuntamenti per i giovani musicisti spesso suoi allievi d’organo: il che rileva anche il valore formativo della manifestazione il cui cartellone 2019 parte il 21 marzo.
«Definire la musica come un linguaggio universale che accomuna gli spiriti e le menti della gente, non è retorica né un luogo comune ma una grande verità che si manifesta ancora di più quando vengono coinvolti luoghi ricchi di memoria storica, strumenti antichi opera di straordinari artigiani che hanno lavorato senza la moderna tecnologia, repertori e composizioni magari non ascoltati da decenni o secoli – spiega Renato Negri –. Soli Deo Gloria riesce a portare questi preziosi frammenti del passato in un presente dove c’è sempre più spesso voglia di ricordare da dove veniamo, per meglio capire poi quale direzione prendere».
Ma si coglie, sempre di più, il valore sociale di questi appuntamenti musicali.
«Gli eventi non sono fini a se stessi, ma danno alla comunità la possibilità di ritrovarsi condividendo non solo l’ascolto musicale ma anche la memoria trasmessa da tutto quanto avvolge ogni concerto. In ogni caso a monte vi è sempre un progetto legato alla valorizzazione di un grande patrimonio, costituito dagli organi e dalle chiese».
In ogni caso la musica regna sovrana.
«La rassegna, in questi ultimi anni più che mai, non vuole essere solo un contenitore di eventi volti a stupire e solo per aver un consenso, ma i numerosi concerti vorrebbero essere un’opportunità di ascolto gratuito in modo continuativo per dare la possibilità di estraniarsi per un’ora dalla vita quotidiana caotica, una sorta di training autogeno aiutato, stimolato dalla musica e dal fascino dei luoghi, una sorta di psicoterapia».
Quali sono gli appuntamenti più significativi del cartellone 2019?
«Senza dubbio i concerti nell'ambito delle celebrazioni per il quarto centenario della traslazione dell'immagine miracolosa della Madonna della Ghiara con gli organisti titolari della Basilica degli ultimi decenni, un concerto con la partecipazione di Sonia Ganassi con i suoi allievi e miei della classe di organo del Peri che proprio pochi giorni fa ha ottenuto l'approvazione ministeriale per l'attivazione del Bienno di Alta Formazione».
C’è anche uno speciale concerto che celebrerà l’anniversario della Ghiara?
«La maestosa Basilica cittadina ospiterà, quale culmine di tutta la rassegna, un concerto con l'esecuzione integrale del Vespro della Beata Vergine di Claudio Monteverdi. Penso non si ricordi a memoria d'uomo l'esecuzione del vespro monteverdiano a Reggio. Ritengo che sia la fusione perfetta fra musica e architettura. Infatti il monumentale lavoro di Claudio Monteverdi risale al 1610, ovvero alla stessa epoca della costruzione e dei grandi cicli pittorici della Basilica reggiana. Vi parteciperà la Cappella Musicale della Cattedrale diretta da Primo Iotti. L’evento è in ricordo anche del settimo anniversario di Ordinazione Episcopale di Monsignor Massimo Camisasca. Altri concerti in Ghiara vedono la partecipazioni dei maestri all’organo che si sono succeduti negli anni al servizio della Basilica: Antonello Aleotti, Francesco Tasini, Roberta Sciacco, Sara Dieci, Giovanna Fornari e Luca Pollastri».
Tra le proposte particolari?
«Senz’altro il recital dell’organista russa titolare della Cattedrale cattolica di Mosca: Marina Omelchenko. Concerto che si è reso possibile grazie all’intervento del nostro Vescovo. È avvenuto in questo modo: ho scoperto che l’Arcivescovo cattolico di Mosca è un italiano: Monsignor Paolo Pezzi, che è stato Vicario Generale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo al fianco di don Massimo Camisasca. Quindi arrivare a lui è stato facile. E stiamo già programmando una collaborazione organistica fra Reggio, Mosca e San Pietroburgo».
Anche in questa stagione avranno luogo i concerti ecumenici da alcuni anni divenuti un tratto caratteristico di Soli Deo Gloria?
«Certamente. Colgo l’occasione per ribadire l’importanza dell’evento tenutosi domenica 16 dicembre nell’Aula Magna Pietro Manodori dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia con il concerto “Alif Aleph Alfa. Innalziamo le nostre voci, giubilando, a Dio! Una prospettiva culturale di dialogo ebraico, cristiano, musulmano”, in collaborazione fra gli altri con Fondazione Solidarietà Reggiana e Fondazione per la Collaborazione fra i Popoli, che ha riscosso un clamoroso successo, di rilevanza nazionale. Tre ebrei, tre cristiani e tre musulmani hanno cantato un brano sacro delle rispettive tradizioni religiose; al termine, il concerto è culminato in una esecuzione collettiva, grazie ad una composizione appositamente scritta da Emanuele Milani, allievo dell’Istituto Musicale Peri-Merulo, che i tre gruppi confessionali hanno cantato tutti insieme. Abbiamo dunque pensato di rafforzare e ampliare la proposta di questi concerti ecumenici convinti che, tramite il linguaggio universale della musica, si possa creare una sempre maggior integrazione e interazione fra culture e affascinanti tradizioni diverse».
E quali sono i nuovi appuntamenti?
«Con le comunità ortodosse il 28 giugno nella chiesa di San Zenone con Hristrina Hruba alla bandura, uno strumento tradizionale ucraino, con musiche dalla tradizione ucraina; con la comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia, in settembre-ottobre per la giornata della cultura ebraica nella Sinagoga di via dell'Aquila, si terrà “Lech Lecha”, un viaggio musicale tra la cultura ebraica israeliana e italiana con il soprano Ahava Noham Katzin e il chitarrista Massimiliano Filippini impegnati in musiche provenienti da Israele e musiche dei grandi compositori ebrei-italiani, Salomone Rossi e Mario Castelnuovo-Tedesco. E ancora, sempre in Sinagoga un concerto dal titolo “31 marzo 1492: L’editto di Granada, la cacciata degli ebrei dalla Spagna”, in collaborazione con la comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia e Istoreco e la partecipazione di Cristina Miriam Chiaffoni e del Rabbino Capo di Bologna Rav Alberto Sermoneta. Con i Centri Islamici di Reggio Emilia stiamo programmando un paio di iniziative per l’estate con la partecipazione di Elyar Tahouri e Dara Nowroozi e di un Imam che canterà. Insomma, tutti insieme per la nostra città». —
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