Gazzetta di Reggio

 

All'Italghisa una notte magica e molto intima con il vecchio e nuovo Ligabue

Martina Riccò
All'Italghisa una notte magica e molto intima con il vecchio e nuovo Ligabue

Reggio Emilia, oltre settecento persone nel locale del primo raduno. In mezzo al pubblico anche gli amici di sempre per i quali il Liga è “Enduro” 

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REGGIO EMILIA. «Ho bisogno di te che hai bisogno di me, diamo senso ad un giorno». Il concerto su invito all’Italghisa inizia con “Polvere di stelle”. O meglio, inizia con un boato. Perché le oltre 700 persone che hanno avuto la fortuna di partecipare a questo evento (iscritti al fan club, giornalisti, addetti ai lavori e chi ha prenotato “Start” su Spotify prima dell’uscita del disco) si fanno sentire fin da subito.

D’altra parte, come a ogni concerto che si rispetti, il cantante bisogna chiamarlo e invocarlo, trasmettendogli la carica giusta per affrontare il palco. Non che Ligabue abbia bisogno di energia: fin dalle prime note riempie l’Italghisa di emozione, facendo vibrare, insieme alle corde della chitarra, i cuori dei presenti. .

L’atmosfera è talmente intima che il Liga si lascia andare anche a dediche personali: «Se vedete dei vecchietti tra di voi – dice tra la prima e la seconda canzone – non spaventatevi: sono i miei amici, quelli per cui ho scritto “Ancora noi”». E dalla balconata del locale si alzano urla e fischi. Nessuna contestazione, solo una malcelata polemica: sono gli amici del Liga, che a sentirsi chiamare «vecchietti» si sono un po’ indispettiti. Ma scherzano, ovviamente, e per dimostrarlo iniziano a intonare un coro: «Enduro! Enduro! Enduro!». La notte all’Italghisa è talmente magica, che abbiamo anche scoperto il vero soprannome di Luciano Ligabue...

“Luci d’America” la sanno già tutti a memoria, e la voce del Liga sembra quasi moltiplicarsi, riflettendosi in quella di tutti i suoi fan. Il pubblico dell’Italghisa è talmente bravo da meritarsi un consiglio: «Dentro ognuno di noi vive il nostro peggior nemico, ma anche il nostro migliore amico... saperlo è già un enorme passo avanti». E via con “Quello che mi fa la guerra”.

Le canzoni di “Start” scivolano una dietro l’altra: ci si abbraccia (soprattutto con “Mai dire mai” e “Il tempo davanti”) e si canta a più non posso, saltando con le mani al cielo. Quando tocca a “Certe donne brillano” e “La cattiva compagnia” trema l’intera Italghisa. Mentre beve un sorso d’acqua («La gola, sapete...») c’è il tempo per un’altra battuta: «No ma tranquilli, lo vedo che non le sapete tutte. Non succede niente, ma vi guardo, sappiatelo...».

Prima di andare a tifare la sua amata Inter (per lui è una gran notte sotto tutti gli aspetti!) Ligabue regala al suo pubblico alcuni dei successi del passato: “Questa è la mia vita”, “Quella che non sei”, “Una vita da mediano” («Vi dico la verità, ho sempre sperato che mi dicessero: Ma no, sei un attaccante») e “Balliamo sul mondo”, da cui tutto è cominciato.

La magia finisce con “Tra palco e realtà” perché, come dice il Liga, «noi siamo sempre quelli là». —

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