Matteo Bianchi dà alle stampe il suo “canzoniere d’amore”
L’autore è un collaboratore delle testate Gedi L’introduzione al libro è firmata da Stefano Scansani direttore della Gazzetta
REGGIO EMILIA. La via per Canossa è sempre la più dura, / tra nevi alte fino alle staffe / e nude rocce aspre./ Ve ne pentirete, forse, /una volta sul passo, sul passato: /fate attenzione ai crepacci, /alle sirene dei ghiacci.
Sono i primi versi del componimento di apertura di Fortissimo (Minerva Edizioni, collana Cleide), il nuovo libro del 32enne Matteo Bianchi, libraio, scrittore poeta e collaboratore di varie testate del Gruppo Gedi.
«Fortissimo intende essere un omaggio a Camillo Sbarbaro e al suo Pianissimo – scrive Bianchi presentando il volume – a un approccio al magma poetico tanto controllato, per l’estremo rispetto nei confronti della lingua, quanto irrinunciabile e vacillante come una fiamma».
Un libro di poesia che, tuttavia, supera la forma esclusivamente poetica, rompendo la rigida classificazione fra generi per diventare una raccolta composita: si apre con “Cinque domande” all’autore, passando per un corpus centrale diaristico (“Diario di un amore”) con toni prosastici, intimistici e quasi frammentistici, per concludersi con Mezzo Piano-Poesie 2008-2018, la sezione prettamente poetica, ricongiungendo così l’autore con un’attività letteraria affrontata con successo già nelle precedenti raccolte Fischi di merlo (Edizioni del Leone 2011, Premio Rabelais, Premio Turoldo), L’amore è qualcos’altro (con Alessio Casalicchio, Empirìa 2013), La metà del letto (Barbera 2015, Premio Metauro, Premio Città di Sassari, Premio Graziano) e la plaquette Un’ombra in due (L’Arca Felice, 2014), in parte interpretata dal cantautore Germano Bonaveri.
Ed è proprio sulla figura del poeta che si concentra anche la prefazione di Fortissimo, firmata dal direttore della Gazzetta, Stefano Scansani, che definisce il volume «un canzoniere d’amore», rilevando fra i motori della composizione la «fortissima fame di scrittura» e «l’inquietudine amorosa» dell’autore.
«Matteo Bianchi, il poeta, dev’essere un tipo che si innamora spesso – scrive Scansani –. E non si sa se, per lui, irrompa prima l’innamoramento e poi il verso, o viceversa, oppure se sia tutta un’invenzione; o meglio, una pulsione che nella realtà non c’è, ma è cercata, immaginata, costruita nell’intimo discorsivo e tribolato così prepotentemente da tornare vera». —
E.Spa.
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