L’impegno diffuso della cittadinanza in una esposizione che parla di noi
Reggio Emilia e l’Africa australe protagoniste alla biblioteca Panizzi grazie ai materiali degli archivi Soncini-Ganapini e Cigarini
REGGIO EMILIA. Prima delle Ong, prima dei progetti internazionali, quando una piccola città emiliana esprimeva solidarietà concreta a tanti popoli impegnati nella propria emancipazione.
È ormai arrivata alla conclusione del suo percorso pubblico “Portrait of a struggle - Manifesti, materiali grafici, suoni e immagini dall’Archivio Giuseppe Soncini-Bruna Ganapini e dall’Archivio Franco Cigarini”, la mostra ospitata da fine 2018, e fino al 31 marzo, alla biblioteca Panizzi e dedicata al rapporto fra Reggio e l’Africa australe della decolonizzazione e della lotta all’Apartheid.
Un legame fortissimo e ben documentato, grazie all’enorme archivio accumulato nei decenni da Giuseppe Soncini e Franco Cigarini. Due grandi protagonisti del nostro ‘900, partigiani, esponenti comunisti impegnati per decenni nella vita pubblica reggiana, rispettivamente come amministratore e come videomaker. Tutto il materiale messo insieme dal ’70 sino alla fine del millennio è stato sistemato e catalogato da Carlo Podaliri, Mario Lanzafame, Marzia Moreni e Ilaria Ferretti, e il risultato è a disposizione al piano terra della biblioteca.
A cammino espositivo ormai terminato, il curatore Mario Lanzafame può tirare le prime somme. Una risposta tutta da scoprire, al momento dell’ideazione, perché le vicende storiche in questione oggi possono apparire distanti. Così come appare irrimediabilmente lontano lo spirito di impegno politico e sociale che gonfiava il vento reggiano di quel periodo. «È un mondo che forse non è così lontano come sembra. È sicuramente la testimonianza di una solidarietà fattiva, portata avanti con strumenti diversi. Qui siamo prima della stagione delle Ong, e già c’era un impegno sociali, solido, diffuso che coinvolge la cittadinanza», racconta Lanzafame.
La base di partenza, per fortuna, era ricchissima. A Reggio è disponibile uno dei gli archivi più corposi d’Europa, per molti versi, per il rapporto fra l’Italia e l’Africa Australe, fra il percorso che ha portato il continente alla decolonizzazione e tante persone in Europa a sostenere queste popolazioni. «La collezione di manifesti e materiali fra le prime del continente, paragonabile alla Biblioteca Bodleiana di Oxford e all’archivio dell’istituto di Amsterdam», sottolinea il curatore. Un tesoro che ha attirato la curiosità di generazioni differenti.
«C’è stato anche un buon interesse da parte di tanti giovani, oltre a quello più “normale” da parte di persone che magari si ricordano quella fase e quei percorsi. Per i più giovani questo è anche un modo per recuperare un aspetto importante della storia del proprio territorio, un aspetto documentato di un periodo in cui tantissime persone erano impegnate nella solidarietà. E di cui non sono disponibili molte altre testimonianze», fa presente Lanzafame.
Ci si trova immersi nei conflitti impegnati a emanciparsi dopo secoli di sfruttamento, di militanti costretti a sfuggire all’Apartheid, ai progetti vivaci per aiutare queste persone e queste genti apparentemente lontane usando ogni strumento culturale a disposizione. Nulla di inaspettato, tornando alle biografie di Soncini e Cigarini, anticipatori della modernità. Basti pensare che Soncini, già all’epoca, puntava a creare un archivio sul mondo delle Reggiane».
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