Tra il Po e il Gange. Debutta il film “Il vegetariano” girato a Novellara
Il regista Roberto San Pietro: «Ispirato a una storia vera». Una fotografia della nostra realtà, con un pizzico di poesia
REGGIO EMILIA. «Quando il sole è tramontato, quando è tramontata la luna, quando il fuoco è spento, di quale luce dispone l’uomo?».
Questa domanda è contenuta nell’Upanishad, antico testo sacro indiano, ed è pronunciata da Krishna, giovane protagonista del film “Il vegetariano”. Un film tanto realistico quanto poetico, che parla di integrazione, dialogo tra culture e amore sullo sfondo della Bassa reggiana, muovendosi soprattutto tra Novellara e Fabbrico.
Prodotto e distribuito da Apapaja, il film è liberamente ispirato a una storia vera. «Tempo fa – spiega il regista Roberto San Pietro – ho letto un articolo che parlava di uno dei tanti indiani che vivono in Pianura Padana: arrivato a capo di un allevamento, doveva decidere quali animali non più produttivi avviare al macello, ma questa situazione lo ha messo in crisi perché si è trovato a dover scegliere tra i suoi valori e quelli dell’occidente. Ho capito che potevo lavorarci per creare una riflessione sulla cultura indiana (un interesse nato all’università) e su come in occidente trattiamo gli animali».
Come è arrivato a Novellara?
«Ci sono arrivato, letteralmente. Le mie peregrinazioni sono cominciate una decina di anni fa. Ciascun indiano con cui parlavo mi indirizzava a sua volta verso altri luoghi e altre comunità e così ho scoperto Novellara. Quando ho visto il tempio sikh, davvero enorme, ho capito che ero arrivato nel posto giusto. Anche il tempio di Fabbrico, che ora non esiste più, è stato una sorta di illuminazione: ci ho messo molto a trovarlo, perché era dentro una cascina abbandonata, ma una volta varcata la soglia mi sono ritrovato in un angolo di India circondato da statue, incensi, persone che pregavano...».
La storia di Krishna, giovane immigrato indiano figlio di un brahmino, che vive nella campagna di Novellara e lavora come mungitore, si intreccia ad altri temi come le difficoltà dei piccoli allevatori, i conflitti familiari fra immigrati di prima e seconda generazione, e soprattutto la convivenza tra culture diverse.
«Sì, anche questo l’ho trovato a Novellara. Sembra incredibile ma in un paese di diecimila persone si trovano un grande tempio sikh, un tempio induista, chiese ortodosse e una moschea. Qui comunità di immigrati molto eterogenee convivono, quasi condividendo lo spazio di culto».
Le riprese quando sono iniziate?
«In Italia abbiamo cominciato nel 2015, riprendendo anche scene di vita quotidiana della comunità (come le feste nel tempio di Novellara); nel 2016 siamo andati in India».
Mentre lavorava a questo film, ma anche prima, ha realizzato soprattutto documentari. È per questo che ne “Il vegetariano” la parola viene spesso lasciata alle immagini?
«Questo taglio dipende dalla volontà di dare spazio allo sfondo delle vicende. Un’attitudine che ho assimilato frequentando il Laboratorio Ipotesi Cinema diretto da Ermanno Olmi: lui ci ha insegnato a porci in ascolto della realtà prima di immaginare o scrivere qualcosa».
L’ascolto della realtà si è poi tradotto in un suggerimento per tutti noi, o no?
«Assolutamente sì. Questo film ha avuto conseguenze dirette anche su di me, al punto che sono diventato vegetariano. Per qualcuno il fatto che contenga un messaggio evidente potrebbe essere un difetto, ma io trovo che quando si intravede una verità, soprattutto in questo nostro mondo pieno di dubbi, si abbia il dovere di comunicarla agli altri...».
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IL FILM
"Il vegetariano" debutterà giovedì 28 marzo (ore 19.50) al cinema Anteo di Milano. Il 3 aprile arriverà al Cinema Rosebud di Reggio Emilia.
Il protagonista Krishna è interpretato da Sukhpal Singh, Sonny per gli amici, nato in Punjab e arrivato in Italia a 14 anni; operaio di professione e ballerino nel tempo libero, sta per avviare una scuola di danza bhangra a Bologna.
Accanto a lui, Marta Tananyan - nel ruolo di Maria, la ragazza che si innamorerà di Krishna - nata in Russia da una famiglia di rifugiati di Baku nell’Azerbajdzan Sovietico, e arrivata in Italia nel 2011 per studiare al Dams di Bologna e inseguire il sogno di recitare (attrice per Cantieri Meticci e in Fathers, mothers, daugthers di Arash Abassi); e Luigi Monfredini - nel ruolo di Magnani l’allevatore - attore, autore e regista, con alle spalle una lunga carriera artistica tra teatro sperimentale e d’animazione, editoria e televisione (Don Zeno con Giulio Scarpati). —
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