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la performance 

Massimo Zamboni al teatro Valli con il live di “Anime galleggianti”

Massimo Zamboni al teatro Valli con il live di “Anime galleggianti”

L’ex Cccp e Csi il 31 marzo è ospite di “Finalmente Domenica” insieme a Piergiorgio Casotti. Con Vasco Brondi, nel 2015, hanno navigato su una zattera fino al delta del Po

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REGGIO EMILIA. Un viaggio di suggestioni padane, un viaggio di parole, musica e immagini. Lo hanno compiuto alcuni anni fa Massimo Zamboni, Vasco Brondi e Piergiorgio Casotti, due reggiani e un ferrarese, e lo si potrà rivivere – rafforzato e mutato di nuove suggestioni – domenica mattina al teatro Valli. Alle 11 del 31 marzo la Sala degli Specchi ospiterà “Anime galleggianti. Dalla pianura al mare tagliando per i campi”, un momento in compagnia di Zamboni e Casotti, in dialogo con Adriano Arati della Gazzetta di Reggio. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

La voce e la chitarra di Zamboni e il filmato preparato da Casotti racconteranno dal vivo “Anime galleggianti. Dalla pianura al mare tagliando per i campi”, il libro uscito nel 2016 per La Nave di Teseo, resoconto di un viaggio in zattera che, canale dopo canale, ha portato da Mantova al delta del Po un padre fondatore del rock italiano, Zamboni, assieme a uno degli eredi più brillanti, Vasco Brondi, il nome dietro alle Luci della Centrale Elettrica.

IL LIBRO

Per una settimana, nel 2015, hanno navigato nei canali in compagnia di Casotti, altro nome noto della cultura reggiana, e dei suoi scatti figli di alcuni maestri della fotografia nostrana. Un’esperienza accompagnata – e non poteva essere diversamente – da musica, libri e opere di grandi narratori del presente e del passato, chiamati Ghirri, Bassani, Olmi, Zavattini ma pure Csi, Twain, Steinbeck. Quel volume era davvero un modo per unire mondi, tempi e realtà lungo la grande direttrice padana segnata dal Po e da un canale dal nome antico e infernale, il Tartaro, una via d’acqua che fende in due il Polesine, «la zona meno turistica del mondo». Reggiani e ferraresi, stessa matrice e stessa radice attorno al grande fiume Po. La distanza è rappresentata dall’età e dalla carriera. Zamboni è una delle colonne da cui è partito tutto, Brondi per tanti versi ne ha raccolto la fiaccola, almeno con Le Luci della Centrale Elettrica. A dicembre, sempre al Valli, nel tour di addio ha reso tanti omaggi agli anni ’80 dell’Emilia Paranoica con cui è cresciuto. Viaggiare e scrivere con chi quella “paranoia” l’ha descritta non dev’essere roba da poco.

LO SPETTACOLO

Il libro si è trasformato ora in uno spettacolo dal titolo omonimo, “Anime Galleggianti”, curato da Zamboni e Casotti. Per la prima volta il lavoro approda in versione live a Reggio, la città natale dei due protagonisti. Sarà un’occasione per riscoprire l’ennesimo viaggio musical-letterario di Zamboni, che nel suo periodo Cccp-Csi con Giovanni Lindo Ferretti ha lasciato tracce indimenticabili delle esperienze nella ex Jugoslavia distrutta dalla guerra, e in Mongolia.

Già all’epoca Casotti fornì il corredo iconografico e lo stesso ha fatto nel 2016, con piacevoli corsi e ricorsi storici scoperti da Brondi, cresciuto con l’epopea Csi-Cccp. Una delle soste del tragitto in zattera, e fa sorridere, ha lasciato il duo di fronte a un cartello che segnala il 45° parallelo. «Ricordo la videocassetta trovata per sbaglio in una libreria dell’usato a Ferrara, “Sul 45° parallelo”, il documentario di Davide Ferrario fatto seguendo Ferretti e Zamboni e i Csi su quel parallelo tra Reggio Emilia e la Mongolia. Adesso scopriamo che anche questo canale scorre a quella latitudine. In barca, vedendolo prendere appunti, mi ricordo che in un suo libro Massimo parla della frontiera per entrare in Bosnia, dove a tutti veniva proibito di fotografare e filmare mentre lui prendeva appunti e quello ovviamente era concesso, come se scrivere non fosse una prova oggettiva».

Appunti cartacei, arte dello scrivere e del narrare che torna spesso fuori nelle pagine e nello spettacolo. Fra riflessioni storiche e improvvisi sbalzi in avanti, ai suggestivi paesini del Polesine ormai interamente abitati da persone di origini cinesi, con i colori sgargianti dei loro abitanti miscelati a quelli, altrettanto vivaci, delle vernici delle casette da fiume in stile Comacchio. —

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