La parte musicale è affidata all’Accademia Bizantina
REGGIO EMILIA. «Il “Serse” è un’opera assai innovativa nella produzione händeliana», così presenta l’opera Ottavio Dantone, tra i direttori italiani più apprezzati per la musica antica e magnifico cembalista, che domani sera (ore 20) e domenica (ore 15.30) dirigerà al Valli l’Accademia Bizantina.
«I due principali aspetti che caratterizzano il “Serse” – spiega – rispetto ai precedenti lavori sono l’introduzione di elementi buffi all’interno di un’opera seria, e una certa snellezza nella struttura drammaturgica, che si evidenzia nell’abbondanza di arie senza da capo».
E aggiunge: «L’azione si dipana attraverso arie di stupefacente bellezza e recitativi di notevole teatralità con situazioni al limite del grottesco. Queste caratteristiche rendono il “Serse” un’opera particolarmente vicina e adatta al pubblico moderno, che viene sedotto e conquistato da un ritmo intrigante e da una musica coinvolgente, dalla prima all’ultima scena».
Così sottolinea Ottavio Dantone che per l’occasione debutta e, come sempre, sarà alla guida dell’Accademia Bizantina nel doppio ruolo di direttore e cembalista. In passato lo ricordiamo in altre due opera händeliane: “Orlando” e “Rinaldo”, inoltre ha preso parte con l’Orchestra Mozart e Claudio Abbado ai Concerti Brandeburghesi di Bach per i 150 anni del teatro. Il fatto che Dantone diriga e suoni il clavicembalo nei recitativi, crea il senso di profonda unità nell’opera.
«N on sembra – puntualizza il direttore – ma è meno faticoso. E poi nel ‘700 si faceva così. Sembra davvero di essere dentro l’orchestra e nei recitativi, che per altro risultano meglio amalgamati al resto, si tiene in maggior conto il ritmo narrativo, poiché risulta più facile pensarli come momento preparatorio dell’aria che corrisponde alla parte emotiva del tessuto narrativo e musicale».
Per Dantone è stato un vero piacere accostarsi al “Serse”, che ha trovato di incredibile bellezza: «L’opera non presenta punti deboli. Tante volte mentre la studiavo con l’orchestra ho detto: “Ma ragazzi non c’è una sola aria che si presenti qualitativamente inferiore”. Non solo, la più famosa “Ombra mai fu”, che è molto toccante, ma anche tutte le altre arie per carattere e raffinatezza, sono di inaudito valore e chiedono un’interpretazione viva, carica di espressività». —
G.B.
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