Il pianista Maurizio Baglini «Vi racconto Schumann riflessivo e rivoluzionario»
La lezione-concerto è domani alla Cavallerizza e s’intitola “Tra giovinezza e trasgressione” «Suonerò e spiegherò i pezzi del compositore»
REGGIO EMILIA. «Punto di partenza è l’incisione in 13 cd dell’integrale dell’opera pianistica di Schumann che terminerà nel 2025. Ne ho già fatti quattro. Anch’io come lui penso la musica a 360 gradi: Schumann infatti era organizzatore critico, cercava in un cerro senso di svecchiare la tradizione e ascoltava la musica nuova».
Così Maurizio Baglini, tra i più stimati pianisti d’oggi, oltre che direttore artistico del teatro di Pordenone e dell’Amiata Piano Festival, presenta il suo “Progetto Schumann”: tre concerti-lezione che terrà al teatro Cavallerizza di Reggio Emilia. Il primo appuntamento dal titolo “Tra giovinezza e trasgressione” è in programma domani alle 18.
«Non sarà certo una lezione dogmatica – spiega Baglini – ma illustrerò al pubblico il mio percorso creativo di interprete, cercando di esprimere qualcosa di nuovo. Suonerò e racconterò i pezzi de Davidsbündlertänze op. 6 e Carnaval op. 9. Sono pezzi in cui Schumann dichiara la sua doppia personalità: quella riflessiva e quella rivoluzionaria. Ho sempre apprezzato il suo anticonformismo come compositore, ma anche come critico e intellettuale. È considerato uno spirito romantico per eccellenza, ma io lo percepisco come estremamente contemporaneo. Lo ritengo più innovatore degli altri».
Per quanto riguarda nello specifico le composizioni che presenterà Baglini, le Davidsbündlertänze (le Danze dei compagni di David), nascono come una provocazione contro i “filistei” della critica musicale e sono diciotto miniature in cui le forme tradizionali cedono il passo a una scrittura anticonvenzionale di sorprendente modernità. Mentre il Carnaval op. 9, una delle pagine pianistiche più celebri del repertorio romantico con le sue 22 “scènes mignonnes sur quatre notes” evoca figure che, quasi un secolo più tardi, il poeta creolo di lingua francese Armand Godoy tentò di trascrivere in parole richiamando il ritmo e le suggestioni suscitati dalla musica di Schumann.
«Credo che Schumann abbia avvertito la frustrazione di non essere stato un grande pianista – prosegue Baglini – e così si è sfogato complicando i pezzi, tanto è vero che alcuni suoi passaggi sono praticamente irrisolvibili, più di quelli di Liszt. A volte per capirli mi devo mettere a tavolino e pesare, ipotizzare. Lavorare sulle opere di questo compositore favorisce il mettermi in discussione. Certo è che il suo lottare contro i filistei, cioè contro il mondo accademico della musica, a pensarci è di una modernità unica... Ultimamente sto lavorando con un neurologo per approfondire la sua pazzia e quanto e come abbia inciso sulla sua scrittura musicale. Non tutti sanno che Schumann alla fine è morto in manicomio, vorrei far capire l’immensa sofferenza che ha passato e che non è stata del tutto approfondita». —
G.B.
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