Gazzetta di Reggio

lirica 

La reggiana Monica Piccinini al Valli nei panni di Romilda «Debutto nel “mio” teatro»

Giulia Bassi
La reggiana Monica Piccinini al Valli nei panni di Romilda «Debutto nel “mio” teatro»

“Serse” in scena stasera e domenica Il soprano: «È un’opera scorrevole dal grande ritmo drammaturgico»

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Lanciatissima. Monica Piccinini, considerata tra i soprani più in vista e apprezzati per la musica barocca, e scelta da personalità blasonate come Savall, Rousset, Biondi, vestirà i panni della protagonista in Serse di Händel la cui prima ci sarà stasera (ore 20) al Valli con replica domenica alle 15.30.

«Interpreto Romilda, è un grande ruolo, esige virtuosismo ma anche espressività – ci dice il soprano reggiano – è impegnativo. Ma lo sento giusto per le mie caratteristiche vocali e per la mia sensibilità».

Prima di questa produzione che impegni ha avuto?

«Un concerto in Libano con l’Accademia Bizantina e la cara e bravissima collega Delphine Galou: Stabat Mater e Salve Regina di Pergolesi ad Albustan Festival, una bella manifestazione internazionale; la registrazione del San Guglielmo sempre di Pergolesi; concerti monteverdiani con Savall prima e con Alessandrini poi nella fantastica Boulez Saal di Berlino; un concerto con musiche ricercate e preziose di Oratio Michi dell’Arpa con mio marito Patxi Monteroalla (viola da gamba) e con Mara Galassi all’arpa, progetto che avevamo eseguito un paio di anni fa a Reggio all’interno di Soli Deo Gloria, e che in gennaio abbiamo eseguito alla Konzerthaus a Vienna».

Quali altri ruoli händeliani ha interpretato?

«Morgana in “Alcina” con la direzione di Christophe Rousset, Rosmene in “Imeneo” diretto da Fabio Biondi (di cui è stato fatto un disco live, “Glossa”), Bellezza ne “Il trionfo del tempo e del disinganno” diretto da Ottavio Dantone con l’Accademia Bizantina, che tra l’altro rifaremo in alcuni concerti nel 2020».

Come trova la scrittura di questo autore?

«La trovo sempre stimolante perché offre nelle arie grande varietà di caratteri e di affetti che si traducono in virtuosismo e in espressività che mettono alla prova l’interprete, in un senso o nell’altro, ma che danno sempre anche piacere di cantare, perché è una scrittura talmente vocale...».

È così anche per Romilda?

«Sì, inoltre è un personaggio nobile, quindi serio, ma l’opera “Serse” ha caratteristiche che la differenziano dalle altre opere di Händel e del periodo, che sono normalmente serie: non solo c’è un personaggio buffo, Elviro, ma gli stessi personaggi seri, come il mio, si trovano a vivere situazioni al limite del comico. Inoltre molte arie insolitamente sono senza da capo. L’opera ha quindi un ritmo drammaturgico molto scorrevole, e piacevole».

Come si trova con Dantone e il resto del cast?

«Molto bene, così come con il regista Gabriele Vacis. Fin dall’inizio c’è stato un bel clima collaborativo. Il bellissimo suono dell’orchestra poi, caldo e accurato, aiuta il canto. Per me è una produzione particolarmente emozionante perché si tratta del mio debutto al Valli, la cui scena ho calpestato come corista molti anni fa. Sono davvero felice di poter cantare qui, nella mia città, nel teatro che ho sempre frequentato fin da ragazzina come spettatrice e a cui sono molto affezionata».

E per il futuro, cosa la attende?

«In maggio la registrazione del Terzo Libro di Madrigali di Monteverdi con Concerto Italiano e Alessandrini, che tra l’altro si farà a Reggio, in San Filippo; in giugno l’opera di Fux “Dafne in Lauro” a Graz per il Festival Styriarte: sarà diretta da Alfredo Bernardini con il suo Ensemble Zefiro, e con me ci sarà un’altra bravissima collega, Arianna Vendittelli, il nostro Serse; a seguire alcuni concerti con Jordi Savall, uno dedicato a Leonardo Da Vinci e un altro dedicato a diversi Stabat Mater, che faremo anche al Festival di Salisburgo in luglio». —





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