Gazzetta di Reggio

Un viaggio alla scoperta del vero tra fotografie e detti africani

Martina Riccò
Un viaggio alla scoperta del vero tra fotografie e detti africani

Reggio Emilia, nella chiesa di San Francesco arriva "Il soffio degli antenati, il soffio di Dio" dell'antropologo Marco Aime

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REGGIO EMILIA. «La terra che abitiamo non ci è stata donata dai nostri padri, ci è stata prestata dai nostri figli». «Se le dita di una mano litigano, non raccoglieranno nessun cibo». «La menzogna può correre un anno, la verità la raggiunge in un giorno».

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Sono alcuni dei detti africani che da domani riempiranno la chiesa di San Francesco in occasione della mostra “Il soffio degli antenati, il soffio di Dio. Fotografie e proverbi dall’Africa”. Ad ogni frase è abbinata una immagine scattata da Marco Aime, antropologo, scrittore e giornalista, durante i suoi viaggi di studio e ricerca nel continente.

Prodotta dalla Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale Genova, la mostra è stata voluta e organizzata a Reggio dall’associazione di volontariato “Tutto per tutti”, che promuove progetti di solidarietà. È stata realizzata in collaborazione con la Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, che ha concesso la chiesa di San Francesco come sede espositiva, con l’adesione dell’Unità pastorale Paolo VI.

Mali, Benin, Ghana, Malawi, Tanzania, Congo e Algeria. Le circa settanta fotografie esposte, accompagnate da altrettanti proverbi, sono la porta di un mondo tanto fragile quanto forte e saggio. La mostra testimonia una cultura fondata sul rispetto e sull’ascolto («Se uno solo parla, tutti capiranno. Se tutti parlano, chi capirà?»), dandoci la possibilità di riscoprire emozioni e desideri che, forse, è ora di risvegliare.

Il titolo “Il soffio degli antenati”, ispirato ai versi del poeta senegalese Birago Diop, propone infatti la forza evocativa di un sapere che proviene dal passato ed è sospeso come il futuro del continente africano. E come il nostro. Muovendosi nella maestosità barocca della chiesa di San Francesco, si resta quasi abbagliati dalla potenza di queste immagini (piccole come formato e tutte in bianco e nero) e ancor di più dalla incontrastabile verità posseduta dai proverbi. Nel contrasto tra ciò che conosciamo e ciò che arriva da lontano si dilata uno spazio in cui possiamo scegliere chi essere. Fotografia dopo fotografia, parola dopo parola. Fino a scoprire che «quando punti il dito ad accusare il fratello, tre dita indicano te».

La mostra sarà aperta da sabato 30 marzo (inaugurazione alle 18) al 29 aprile. Sarà visitabile al sabato e alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20. Aperture straordinarie durante le giornate inaugurali di Fotografia Europea (12 aprile dalle 19 alle 23; 13 aprile dalle 10 alle 23; 14 aprile dalle 10 alle 20) e le festività pasquali. Ingresso libero. —


 

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