Gazzetta di Reggio

lirica 

Il “Serse” incanta il teatro Valli, oggi pomeriggio la replica

G.B.
Il “Serse” incanta il teatro Valli, oggi pomeriggio la replica

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REGGIO EMILIA. Un’opera inusuale, il “Serse” di Händel, poiché mescola lo stile serio a quello buffo. Anzi, i caratteri dei sei personaggi si possono ricondurre alle due categorie: Serse, Romilda e Arsamene alla prima, Atalanta Elviro e Ariodate alla seconda.

La partitura ci fa guardare a quello che storicamente è stato un terribile tiranno, sorridendo oppure compatendolo; egli non viene corrisposto da Romilda poiché questa ama Arsamene il quale a sua volta è amato da Atalanta, sorella di Romilda; intanto la promessa sposa di Serse, Amastre, trascurata, minaccia due volte il suicidio, ma il suo temperamento è così infuocato che ci fa quasi ridere.

Queste simpatiche e leggere amenità ci presenta la trama dell’opera, dove il principale mezzo di comunicazione di Händel, le arie, squadernano una nutrita gamma di sentimenti: malinconia, sdegno, gelosia... il tutto espresso attraverso il filtro del gioco con capricci leggeri e deliziose schermaglie. Anche se sono situazioni verosimili, un’opera barocca come questa presenta qualcosa di fiabesco per cui le situazioni appaiono astratte, mentre i sentimenti li cogliamo come pulsioni che s’intrufolano bene anche dentro noi, annullando le distanza temporali.

Il regista Gabriele Vacis per lo spettacolo del “Serse” che ha debuttato al Valli venerdì sera (replica oggi pomeriggio ore 15,30) sembra aver pensato a questo nel concepirne i tre piani visivi: quello della musica con l’orchestra, ossia il motore di tutto, quello dei ragazzi della schiera, più in alto e sullo sfondo, e al centro quello dei cantanti, posti su un pavimento rivestito da una bellissima carta da parati giallo ocra su cui sono disegnati dei fiori orientali stilizzati.

Questi “parlano” dei sentimenti, i ragazzi invece li mettono in scena, comunicando le pulsioni; lo fanno quando sullo sfondo non appaiono le proiezioni del vecchio platano di Torino, antico come il “Serse”. Le significative peculiarità dello spettacolo si rinvengono sia nell’estrema accuratezza della recitazione dei cantanti sia dei movimenti dei ragazzi della “schiera”, puntuali e ben avvinghiati a specifiche situazioni richiamate dal testo o dalla musica. A questo proposito, poiché il direttore Ottavio Dantone suona anche il clavicembalo oltre a dirigere la sua splendida Accademia Bizantina, cementa tutto nel segno dell’unità degli intenti, pure quei suoni più fragili (lo spazio di un teatro dell’800 come il Valli non aiuta): nulla va perso.

La compattezza non è solo riferita all’equilibrio generale ma rivela un’idea forte che sta a monte, prima ancora che l’ispirazione diventi interpretazione: si tratta di una profonda naturalezza espressiva. Dantone è un mago nel catturare e portare musica e canto dentro a un’unica parabola, il che fa stare a proprio agio tutte le voci: quella della nostra Monica Piccinini, Romilda, elegante e vellutata; il Serse di Arianna Vendittelli, capace di regalare un canto rotondo e fascinoso; l’Atalanta di Francesca Aspromonte, irresistibile nel modo di porgere; e l’Arsamene di Marina De Liso, tecnicamente, e non solo, impeccabile. Successo per tuti, ovazione per Dantone. —

G.B.

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