Gazzetta di Reggio

Il festival 

La band Into the Void dal Premio Daolio alla finale a Sanremo Rock

Adriano Arati
La band Into the Void dal Premio Daolio alla finale a Sanremo Rock

Il gruppo nato a Rubiera  nel 2018 miscela progressive e hard in una proposta che si basa sull’abilità  dei giovani strumentisti 

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In finale a Sanremo Rock. È una soddisfazione non da poco quella che si sono tolti i rubieresi Into the Void, band reggiana di formazione hard rock che poche settimane fa ha superato le ultime selezioni per approdare all’ultima fase di Sanremo Rock. Si tratta del festival nazionale che ogni anno cerca di raccogliere nuove realtà musicali, di area rock e dintorni, con diverse fasi di selezione su base regionale, prima di arrivare alla fase finale nella cittadina ligure dove a febbraio va in scena il “cugino maggiore”. La sede dell’atto conclusivo è proprio il teatro Ariston. Nel 2019 la finalissima è in programma da martedì 4 a giovedì 6 giugno e fra i solisti e le formazioni in gara vi sarà anche la rappresentanza reggiana garantita dagli Into the Void.

Nata nel 2018, la band di Rubiera è formata da Riccardo Costi alla voce e alla chitarra, Christian “Jimmy” Malagoli alla chitarra e ai cori, Mattia “John” Boni al basso e ai cori e Giovanni Monica alla batteria. Il nome della band, ripreso da un vecchio classico dei primi Black Sabbath, è già un indicatore delle direttrici, con rock, hard, progressive miscelati fra loro in una proposta prevalentemente chitarristica caratterizzata da una notevole solidità come strumentisti. Un’abilità già emersa nel 2018, quando gli Into the Void partecipano al Premio Daolio vincendo il premio come “Best Live Act”, omaggio alle loro abilità dal vivo. Adesso, il grande salto verso Sanremo Rock. «Abbiamo superato due fasi di selezione. Nella prima abbiamo dovuto mandare il nostro materiale, poi siamo stati chiamati per un’esibizione dal vivo a Parma per le selezioni regionale», raccontano i componenti della band. «È andata molto bene, abbiamo provato anche quest’avventura dopo il Premio Daolio e siamo stati apprezzati e ora è arrivata la chiamata per l’ultima fase. Siamo contenti anche perché non abbiamo trovato pregiudizi». Né il genere, oggi da alcuni visto come “agée”, né il canto in inglese hanno rappresentato un ostacolo, anzi. «Le selezioni erano molto libere. Non era necessario né presentare un brano in inglese né una cover. Abbiamo suonato, abbiamo fatto la nostra musica e adesso siamo qui, non vediamo l’ora di poterci mettere alla prova a Sanremo». —





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