Gazzetta di Reggio

monica leoni, responsabile della fototeca 

«Un viaggio tra archivi privati e raccolte di professionisti»

C. F

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REGGIO EMILIA. «La mostra che proponiamo alla Biblioteca Panizzi intreccia vari fondi fotografici reggiani che negli anni sono stati donati alla Fototeca», spiega Monica Leoni, tra le curatrici dell’esposizione nonché attuale responsabile della Fototeca della Panizzi.

«È il caso degli archivi di famiglia donati da eredi di casate nobili e borghesi della città. Ad esempio parliamo del fondo di Alberto e Maria Pansa, che documenta la vita della famiglia nella villa a Mancasale, a Ca’ del Vento, e durante il soggiorno a Costantinopoli nel 1884-1885. O del fondo della famiglia dello scultore Riccardo Secchi, autore, tra le altre, delle sculture dell’Ariosto e del Boiardo. Di quello della famiglia di Virginia Fiastri e Giuseppe Guicciardi (1859-1946), all’epoca direttore del San Lazzaro; della famiglia nobile Tirelli Prampolini donata dagli eredi; e di Camillo Prampolini che, oltre alle fotografie, comprende oltre 400 lettere ricevute da celebri personalità. Abbiamo anche le foto di Maria Melato, tra le più note attrici del teatro italiano della prima metà del secolo; della famiglia Cimurri, di Romolo Valli. E di Nilde Iotti, il cuia rchivio è costituito da foto e documenti della sua vita istituzionale».

E questi sono solo alcuni dei fondi che riguardano le famiglie reggiane.

«Anche alcune realtà locali hanno raccolto le proprie memorie, sia in forma di album, sia di archivi veri e propri – prosegue Leoni –. Citiamo qui solo alcuni casi, come il Circolo Giovanni Zibordi, di cui la fototeca conserva l’album fotografico relativo all’attività della Filodrammatica del periodo tra il 1940 e il 1950. È stato depositato in Fototeca anche il fondo dell’Unione Donne Italiane che documenta l’attività dal 1946 al 1991 ed è un importante sguardo sulla realtà femminile della città. Senza contare le oltre cinquemila foto provenienti dall’archivio della Camera del lavoro».

Davvero preziosi anche gli archivi dei maggiori studi fotografici storici della città, dove sono certamente presenti innumerevoli ritratti di famiglia eseguiti su commissione: «Stiamo parlando di quelli di Giuseppe Fantuzzi, Guido Lazzaretti, Mario Vaiani, Stanislao Farri, Virgilio Artioli; poi di Roberto Sevardi e Amanzio Fiorini. Ci sono anche le raccolte di studiosi che, per vari motivi, hanno viaggiato molto e scattato diverse fotografie: ad esempio Paul Scheuermeier e Sergio Masini».

Il metodo di ricerca su questo materiale è stato diacronico e sincronico. «Diacronico perché il linguaggio della fotografia è stato analizzato nella sua evoluzione. Sincronico perché l’esposizione segue cronologicamente gli eventi storici che hanno attraversato e condizionato la vita quotidiana delle famiglie, quali le guerre e i temi sociali come le grandi migrazioni che hanno segnato l’alto Appennino, il cui esito fotografico è la restituzione di ritratti di famiglia privati della figura maschile». —

C. F.

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