«La mia statua è ostaggio del Museo Non è esposta ma non me la ridanno»
«La mia opera è in ostaggio. Non la espongono, non me la fanno vedere e soprattutto non me la restituiscono». Si sfoga Carlo Mantovani (scultore, artista e giornalista mantovano) e racconta la lotta che l’ha visto impegnato in questi anni per salvare la sua statua “Magnagrass”.
«Vent’anni fa – racconta – con il mio personaggio leggendario della Bassa padana, l’ombroso e perennemente arrabbiato “Magnagrass”, ho vinto la medaglia d’oro partecipando al concorso nazionale di scultura indetto dal Museo delle Arti Naïves di Luzzara, intitolato a Cesare Zavattini. Una soddisfazione grandissima, anche perché allora avevo 31 anni ed ero, almeno che io sappia, il più giovane artista ad aver ricevuto il massimo premio».
Nella lettera che comunicava la vittoria, però, gli si chiedeva anche di donare la statua al museo: «Non era un obbligo – spiega Mantovani – ma “una consuetudine che sarebbe stato bello continuare”. Mi sono preso alcuni giorni per pensarci visto che l’opera era dedicata alla memoria di mia nonna (era lei a raccontarmi le storie di questi personaggi della Bassa), che si trattava di un pezzo unico e che, oltretutto, la fusione in bronzo patinato mi era costata una fortuna. Ma la promessa che la mia statua sarebbe stata esposta nel museo e avrebbe partecipato a mostre anche internazionali, mi ha convinto a cederla. La promessa però non è mai stata mantenuta». Non solo: «Dopo il terremoto del 2012 il Museo delle Arti Naïves è stato chiuso perché inagibile e la mia statua è stata accatastata in un magazzino».
Già prima del terremoto, era il 2000, non vedendo la statua nelle sale del museo, Mantovani aveva chiesto come mai non fosse esposta: «Ma non ho avuto risposte, ho trovato un muro di gomma». Nel 2014, quindi, è tornato alla carica con la Fondazione Un Paese, che ora gestisce il Museo delle Arti Naïves di Luzzara, e ha ottenuto che l’opera venisse mostrata in biblioteca.
«La Fondazione mi è venuta incontro – dice – esponendola per qualche settimana, ma il problema originario resta: io avevo donato la statua a condizione che restasse esposta sempre, ma i patti non sono stati rispettati. A questo punto vorrei tanto riaverla, tenerla a casa mia, fino a quando ci sarà la possibilità di esporla nel museo o prestarla a qualche mostra».
È una questione di affetto, prima ancora che di principio: «Il “Magnagrass” è un busto che fa parte di un ciclo scultoreo particolare – spiega Mantovani –. Ne fanno parte statue che ho creato basandomi sulle “sirudeli” che mi raccontava mia nonna, divertenti storielle sui personaggi della Bassa. Me le raccontava quando ero molto piccolo, per farmi addormentare. Una specie di ciclo dei vinti padano, fatto di soggetti socialmente reietti, ma dal punto di vista narrativo assolutamente memorabili... Insomma io a questa statua sono veramente affezionato. Chiedo, ancora una volta, di poterla riportare a casa mia, in attesa che vengano ripristinate le adeguate condizioni espositive nel museo. Non mi sembra di pretendere la luna...». —
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