Al Gerra è tempo di “Confessioni. Canzoni vissute”, un viaggio sensoriale alla ricerca di sè
Le immagini dialogano con le parole di un diario ritrovato. A fare da guida la musica degli anni ’70. La mostra fa parte di Fotografia Europea e sarà inaugurata il 12 aprile
REGGIO EMILIA. «Ti confesso amore mio che il mio limite ho raggiunto, ti confesso a questo punto con certezza e con paura che ho cercato un’avventura. Morire o no, restare qui, andare via che importanza ha...». Sono le Confessioni che Iva Zanicchi cantava nel 1976. E sono le Confessioni che dal 12 aprile invaderanno lo Spazio Gerra, in occasione di Fotografia Europea.
Il progetto – come sempre – è rivoluzionario. Dimenticatevi le mostre da visitare a passo “da mercato”, sostando in silenzio davanti a un’opera, un’altra e poi un’altra ancora fino all’uscita. Questa esposizione coinvolgerà i sensi (anche l’olfatto, grazie ai profumi originali di Silvana Casoli), andando a stuzzicare le corde del cuore.
«Siamo partiti da una domanda – spiegano Stefania Carretti, Lorenzo Immovilli ed Elisa Savignano – e cioè: quanto riusciamo a essere sinceri nel confessare i nostri sentimenti?». A questa ne è subito seguita un’altra: «La musica può aiutarci a confessare, anche a noi stessi, cosa proviamo?».
LA MOSTRA
Collegandosi al tema di Fotografia Europea 2019, “Legami. Intimità, relazioni, nuovi mondi”, e continuando il percorso iniziato con le mostre “Echoes from the Summer of Love” (2017) e “Fotoromanzo e poi...” (2018), a fare da guida, quest’anno, saranno le canzoni italiane degli anni Settanta.
«La musica ci fa immedesimare in situazioni che abbiamo vissuto e ci permette di comprenderci meglio. Tra il 1970 e il 1975 le canzoni avevano però un potere particolare. Le interpreti, dalla nostra Iva Zanicchi a Patty Pravo, cantavano brani scritti da uomini, eppure erano così potenti... Le parole, la musica, l’interpretazione erano sincere, e così arrivavano dritte al cuore».
Saranno dunque le dive di quegli anni ad accompagnare il visitatore lungo il percorso articolato sui tre piani dello Spazio Gerra, con la loro figura (le fotografie arrivano da Rai Teche) e la loro voce. Il primo passo? Avrà per sottofondo “Pazza idea”.
TRA PODCAST E IMMAGINE
Ma per spingere le persone a confessarsi, le fotografie da sole non sarebbero bastate. E così, ecco la novità: «La mostra andrà visitata con l’audioguida – spiegano Stefania, Lorenzo ed Elisa – ma un’audioguida speciale. Le cuffie trasmetteranno messaggi di pochi minuti l’uno, mescolando le canzoni alle parole di... Isabella Incerti». Non si tratta di una cantante e nemmeno di una diva: Isabella, negli anni Settanta, aveva 26 anni ed era una normalissima ragazza reggiana. «Abbiamo ritrovato i suoi diari personali e, dopo aver ottenuto l’autorizzazione, abbiamo deciso di usarli per dialogare con la musica e le fotografie».
Isabella si innamora e si perde in fantasticherie a occhi aperti. Poi si scontra con la realtà e conosce il dolore della prima delusione sentimentale. Diventa furente, gelosa... prima è divorata dai dubbi, poi se ne libera e diventa donna. Ogni fase dell’amore si riflette in una canzone, ed ecco che sul diario compaiono testi e citazioni, oltre a collage e disegni realizzati ritagliando i magnifici visi delle dive dalle riviste e dai giornali.
La giovane Isabella ci aiuta ad aprire una porta. Seguendo la sua storia, costellata di musica, entriamo in un mondo fatto di sentimenti e sincerità; senza quasi accorgercene ci ritroviamo a pensare al primo amore, alle ferite mai rimarginate, e a ciò che, probabilmente, ci siamo sempre confessati a fatica. «Questa è la nostra speranza – scoppiano a ridere i responsabili dello Spazio Gerra – con questa mostra vorremmo davvero che la gente si... confessasse».
DAGLI ANNI ’70 AD OGGI
Immancabile un salto nel presente. «Il diario di Isabella Incerti ci ha fatto pensare ai blog. È vero che sono scritti con sincerità, ma rispetto ai vecchi diari vengono pubblicati e quindi inevitabilmente sono meno spontanei. Lo stesso vale per i contenuti postati sui social network». A raccontare allo Spazio Gerra questi aspetti è Giulia Bersani, giovane fotografa di Milano che contatta le “sue” coppie su Facebook e poi le fotografa nella loro quotidianità, vivendo con loro per un certo periodo. A caccia di una sensibilità che ha bisogno di esprimersi senza filtri, i suoi scatti sono raccolti nella mostra “Lovers”.
Si interroga invece sulla “femminilità maschile” Alessia Leporati, giovane artista di Parma. «Se le donne, cantate nelle loro molteplici sfumature nei testi poetici in musica scritti da uomini, sono divenute nel tempo delle tipologie femminili stereotipate, cosa accade se si ribaltano i ruoli e una giovane donna prova a indagare i tratti dell’animo umano maschile?». In “Io non sono la mia faccia”, Leporati sceglie di fotografare un uomo che indossa abiti da donna senza voler alludere ad alcuna tendenza sessuale, in stanze di una casa congelata negli anni Settanta.
Che le Confessioni abbiano inizio... —
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