Gazzetta di Reggio

Giovane Fotografia Italiana celebra la Pietra di Bismantova

Cristina Fabbri
Giovane Fotografia Italiana celebra la Pietra di Bismantova

Il massiccio è il protagonista del progetto “Vis Montium” di Jacopo Valentini «Il paesaggio non ha confini: può diventare una forma di Parmigiano Reggiano»

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La Pietra di Bismantova viene citata da Dante Alighieri nel quarto canto del Purgatorio, nella Divina Commedia. Il gruppo musicale Per Grazia Ricevuta, nel disco “D’anime e d’animali” del 2004, inizia l’album con “Alla pietra”. I Modena City Ramblers in “Dopo il lungo inverno” del 2006 le dedicano la canzone “I prati di Bismantova”.

Da sempre l’imponente monte è oggetto di attenzione artistica e culturale. E adesso? Attraverso il linguaggio della fotografia, la Pietra può diventare addirittura un altare sacro, un luogo in grado di legare mondi reali e immaginari, può trasformarsi perfino in una forma di Parmigiano Reggiano. O meglio, in essa vi si possono scorgere diverse analogie.

È quello che emerge nel progetto “Vis Montium” di Jacopo Valentini, modenese classe 1990, architetto, artista e fotografo, tra i vincitori quest’anno della settima edizione di Giovane Fotografia Italiana, dedicata agli under 35. La proposta di Valentini è stata selezionata da una giuria internazionale – composta da Carine Dolek, Shoair Mavlian, Daniele De Luigi e Ilaria Campioli – e sarà esposta ai Chiostri di San Domenico, durante Fotografia Europea, dal 12 aprile al 9 giugno. Fa parte della mostra “Ropes/Corde” che vede premiati anche i lavori di Fabrizio Albertini (il suo progetto si intitola “Radici”) Silvia Bigi (con “Cicatrici”), Emanuele Camerini (con “Notes for a silent man”), Marta Giaccone (con “Ritorno all’isola di Arturo”), Luca Marianaccio (con “404 Not Found”) e Iacopo Pasqui (con “N.”).

Tornando alla originale proposta di Valentini, desta molto curiosità il suo modo di vedere il massiccio roccioso che contraddistingue il paesaggio dell’Appennino reggiano. E ci soffermiamo sul suo progetto perché ha appunto una forte connessione con il nostro territorio: è il progetto vincitore più “reggiano”.

«La mia ricerca si concentra sulla fotografia di paesaggio – ci spiega – ma il paesaggio per me non ha limiti ben definiti: si contamina con altre realtà, in maniera più o meno diretta. È dato da una moltitudine di contenuti. Ecco che la Pietra è diventata un pretesto per fare ricerca, per riflettere sui luoghi, sulle analogie paesaggistiche e non solo, per lavorare e riflettere sulla dislocazione territoriale all’interno del pensiero dell’essere umano».

Valentini, nato a Modena ma residente a Milano, è cresciuto non troppo lontano dalla Pietra. Così emerge ad esempio in mostra un legame tra la Pietra e i coralli di Lazzaro Spallanzani, ospitati all’interno dei Musei Civici di Reggio. «Negli anni sono stati rinvenuti dei coralli e dei fossili marini sulla Pietra – spiega – c’è un’assonanza di forma e contenuto con il corallo, inoltre il corallo come oggetto mi interessa in quanto si pone fra i tre regni». Ha poi immortalato una forma di Parmigiano Reggiano, prodotta a Casale di Bismantova, ai piedi della Pietra. «L’ho fotografata sotto a un telo». Qui, come nella maggior parte delle sue fotografie, ci sono più analogie, sia visive che di contenuto.

Valentini attraverso i suoi scatti ragiona sì sulla Pietra di Bismantova come elemento paesaggistico ma anche su come cambia un contenuto quando si mette in relazione con altro. «È un progetto iniziato a novembre del 2018 e terminerà a fine 2019, è dunque in divenire. Per Fotografia Europea esporrò una decina di opere che poi spero possano confluire in un progetto parallelo: un libro fotografico».

Domenica 14 aprile alle 11 nella Sala delle Carrozze dei Chiostri di San Domenico ci sarà una visita guidata alle mostre di Giovane Fotografia Italiana; alle 12 ci sarà la premiazione dei vari vincitori. —



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