Inaugurata ai Musei Civici la grande mostra su Fontanesi
Reggio Emilia: le opere del maestro dialogano con i suoi eredi, tra tutti Pellizza da Volpedo. I primi visitatori: «Una mostra commovente», «Ci sono opere da tutta Italia»
REGGIO EMILIA. La malinconia ti colpisce dritto in faccia, facendoti quasi vacillare. Poi ti accorgi della luce (da dove arriverà per essere così splendente?) che si staglia sulle ombre e, nel farlo, le valorizza. Ed ecco la materia: da lontano così uniforme; da vicino pulsante, traccia viva di colpi di spatola, graffiature, sovrapposizioni.
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È stata inaugurata sabato mattina ai Musei Civici la mostra “Antonio Fontanesi e la sua eredità. Da Pellizza da Volpedo a Burri”.
In cinque – densissime – sezioni si ripercorrono la vita e la carriera di quell’artista giramondo di cui quest’anno ricorrono i 200 anni dalla nascita. Il percorso fa i conti, però, con le delusioni raccolte da Fontanesi durante la sua esistenza, amarezze e dispiaceri che lo portarono a dire: “Felice l’artista che nasce dopo morto”.
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Dall’ora più buia degli ultimi anni, quindi, si passa alla riscoperta della Biennale di Venezia nel 1901 e alla rivincita dopo la morte: a riscoprirlo e concedergli l’onore meritato furono i divisionisti (Leonardo Bistolfi, Angelo Morbelli, Pellizza da Volpedo) e poi, intorno alla metà del Novecento, Carlo Carrà, Felice Casorati e Arturo Tosi. La “lezione” di Fontanesi viene interpretata attraverso un esercizio di attenta rilettura: sulle spalle del gigante saliranno, negli anni ’50, anche i critici Roberto Longhi e Francesco Arcangeli.
In mostra le opere di Fontanesi dialogano con gli eredi diretti e spirituali, raccontandoci quella “poesia del vero” di cui l’artista è stato maestro.
Rolando Righi e Mara Rosati sono tra i primi a godere dell’esposizione (visitabile fino al 14 luglio): «Abbiamo già fatto due giri! Una mostra notevole, Fontanesi era un grande. Non ci era mai capitato di vedere tanti quadri suoi tutti insieme, anche perché vengono da ogni parte d’Italia... è davvero un’occasione unica».
Carlo Cottafavi davanti alle opere di Fontanesi si commuove: «È come fare un salto nella mia infanzia – dice – perché da ragazzo ho lavorato per un assicuratore di Reggio, molto conosciuto allora, che nel suo ufficio aveva tantissimi quadri. Alcune di queste opere me li ricordano...».
«Lo sento molto nostro – commenta Maria Pia Rota – questi paesaggi sono quelli del nostro Appennino, poi ci sono le mucche, una tristezza diffusa... sono opere che prendono molto. Ci sono luci meravigliose, è tutto molto coinvolgente, mi ci ritrovo molto. Sono felice che abbiano organizzato questa mostra a casa nostra».
Il dialogo tra Fontanesi e i suoi eredi prosegue fuori dai Musei, alla Galleria Parmeggiani: qui fino al 14 luglio sarà infatti visitabile la mostra “Nati sotto lo stesso cielo”, con opere di Davide Benati, Paola De Pietri, Omar Galliani, Claudio Parmiggiani, Fabrizio Plessi. I cinque artisti omaggiano il maestro e l’eterno futuro dell’arte. —
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