Gazzetta di Reggio

La Sala Verdi riapre dopo 20 anni con uno spazio polifunzionale per spettacoli, mostre e convegni

Roberto Fontanili
La Sala Verdi riapre dopo 20 anni con uno spazio polifunzionale per spettacoli, mostre e convegni

Reggio Emilia, spariti gli arredi e le poltroncine in legno ci troveremo di fronte a un ampio spazio bianco modulabile 

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REGGIO EMILIA. Dai socialisti di Camillo Prampolini che nella Sala Verdi, allora chiamata sala Politeama del Teatro Ariosto, nel 1901 tenne un dibattito con tre preti, tra cui don Murri sulla conciliabilità del socialismo con la dottrina cattolica, al XX congresso del Partito Socialista del 1905, al comizio dal balcone di Benito Mussolini del 1938, ai comizi della Cgil con Giuseppe Di Vittorio e a quelli del Pci con Palmiro Togliatti o alla presenza nel 1966 del Living Theatre.

E poi ancora le infuocate assemblee studentesche in cui tenne un comizio anche il brigatista rosso Roberto Ognibene, fino agli spettacoli e alle recite per bambini delle scuole reggiane. Pochi altri luoghi come la Sala Verdi, che completamente ristrutturata riaprirà i battenti dopo circa due decenni di totale chiusura, racconta la storia reggiana del secolo breve.

TRA PASSATO E FUTURO

I lavori, rimasti a lungo sospesi, riprenderanno a breve per consegnare la nuova Sala Verdi alla città con l’inizio della stagione teatrale 2020-2021. La Sala Verdi faceva già parte dell’Antico Teatro della Cittadella ed era di pianta rettangolare e fu ripristinata nel corso dei lavori del 1878. Nel 1981 con il passaggio alla gestione pubblica del Teatro Ariosto iniziò un triennio di lavori di sistemazione rendendola autonoma dal corpo del teatro. Ed è rimasta così fino ad oggi dopo che i lavori iniziati furono sospesi per mancanza di fondi.

La nuova Sala Verdi sarà un contenitore molto diverso, anzi irriconoscibile rispetto a quello che a seguito dei lavori di ristrutturazione effettuati nel 1984 si caratterizzava per un ampio palcoscenico e una teoria di file di poltroncine in legno in platea. Arredi che sono andati totalmente perduti e che sono con ogni probabilità finiti in discarica. Quella che i reggiani ritroveranno sarà invece un lineare bianco spazio vuoto, a vocazione polifunzionale, tecnologicamente avanzato, che tornerà ad essere collegato con una scalinata preesistente con il teatro Ariosto. La Sala Verdi infatti potrà a seconda delle necessità essere utilizzata autonomamente o come Ridotto dell’Ariosto.

Nel primo caso sarà dotata di un palcoscenico mobile e di una distesa di sedie di colore azzurro, con il proscenio che rispetto al passato sarà collocato a ridosso dei camerini e del Teatro Ariosto anziché guardare su viale Allegri.

LA VOCAZIONE

La sua vocazione sarà anche quella di rappresentare la nuova sala civica, uno spazio che a Reggio manca dopo la chiusura anni fa della sala esistente nell’interrato dell’Isolato San Rocco. La rinnovata Sala Verdi si svilupperà su una superfice di circa 240metri quadrati (più piccola rispetto al passato) e potrà essere alternativamente uno spazio teatrale, uno spazio prove, o ancora una sala mostre o luogo di eventi culturali, incontri, convegni. Ma soprattutto, hanno detto ieri il direttore della Fondazione I Teatri Paolo Cantù e il sindaco di Reggio Luca Vecchi, «la sua finalità è quella di essere uno spazio pensato per la creatività e i giovani, tenendo insieme memoria e innovazione».

IL PROGETTO

«Sarà un ambiente semplice modulabile a seconda delle necessità», hanno premesso i due progettisti incaricati del lavoro, Ivan Sacchetti e Giuliana Allegri, che negli anni hanno seguito il progetto di riqualificazione del Teatro Ariosto di cui la sala Verdi è parte integrante come Ridotto. Inoltre, hanno aggiunto i due architetti «sarà accessibile a tutti grazie alla installazione di un ascensore e con i bagni che sono a raso per essere fruibili anche da persone con disabilità. Il pavimento tornerà a essere in legno, mentre resterà inagibile l’accesso al balcone. Per ovviare alla pessima acustica della sala attuale verrà montata una controsoffittatura bianca che richiama a quella esistente in precedenza. La sala sarà in grado di contenere dalle 150 alle 200 persone ed è stata accorciata utilizzando pannelli in cartongesso e la controsoffittatura nasconderà le luci a led».

Inoltre verrà riqualificato anche l’atrio che sarà caratterizzato da un pavimento in seminato alla veneziana e da una parete che racchiude l’ascensore e le porte laterali in color oro e caratterizzato due grandi lampadari richiamano in chiave moderna gli antichi candelieri.

I COSTI

A parlare di costi e di finanziamenti sono stati il sindaco Luca Vecchi e il sottosegretario alla Presidenza della Regione Giammaria Manghi, spiegando che «l’appalto lavori che dovrebbe uscire a breve ha un importo complessivo di 1 milione di euro di cui 500mila finanziati dalla Regione e per 450mila dal Comune».

Inoltre, ha aggiunto il direttore della Fondazione Paolo Cantù, «la Sala Verdi è stata data in concessione alla Fondazione e una raccolta fondi permetterà di apportare ulteriori migliorie alla sala. Se non ci saranno intoppi in corso d’opera la sala sarà ponta nel settembre 2020». —


 

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